Accademia nazionale di Santa CeciliaRoma

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Storia

La storia dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia risale al maggio del 1585, quando il pontefice Sisto V pubblicò la bolla Ratione congruit, atto ufficiale di fondazione della Congregazione dei Musici sotto l'invocazione della Beata Vergine e dei Santi Gregorio e Cecilia. Sua prima sede fu la chiesa di Santa Maria ad Martires, più nota come Pantheon. Successivamente la Congregazione cambiò ben sei differenti sedi ecclesiastiche, dal Pantheon (1585-1622) a San Paolino alla Colonna (1622-52), da Santa Cecilia in Trastevere (1652-61) a San Nicola dei Cesarini (1661-1663), fino alla Chiesa della Maddalena (1663-85). Ma il sodalizio si era andato formando già a metà degli anni Settanta del Cinquecento, sulla spinta di un gruppo di musicisti che riuniva i più importanti compositori dell'epoca attivi a Roma, fra i quali spiccano i nomi di Giovanni Pierluigi da Palestrina, Luca Marenzio, gli Anerio, i Nanino.
Sorta come associazione di categoria, con scopi artistici e assistenziali insieme, la Congregazione si trovò subito in antitesi con i cantori sistini – l'altro importante sodalizio musicale della Roma papale – e vi rimase con alterne vicende fino alla fine del regno pontificio. Vivaci opposizioni suscitò infatti il breve di Urbano VIII del 1624, nel quale il pontefice concesse ai ceciliani il controllo della professione, della didattica e dell'editoria musicale a Roma; revocato due anni più tardi su pressione dei sistini. Gran parte di questi privilegi vennero riconfermati con il breve di Innocenzo XI nel 1684.
Finalmente nel 1685 la Congregazione fissò la propria sede a San Carlo ai Catinari, dove la barocca Cappella di Santa Cecilia e il contiguo oratorio sono stati testimoni di adunanze segrete, assemblee generali, sfarzose celebrazioni musicali fino al 1848. I congregati, suddivisi nelle tre categorie di maestri di cappella, strumentisti e cantanti, si diedero fin dalla fondazione una rigida organizzazione gerarchica: a capo era il Cardinale protettore (presidente onorario), quindi il Cardinale primicerio (presidente effettivo), ambedue alti prelati della curia, cui seguivano le cariche (tutte elettive fra i soci) di guardiano, camerlengo, segretario, consigliere, festarolo, visitatore delle carceri, fabbricere, infermiere. In questo periodo spiccano fra i congregati i nomi di Arcangelo Corelli, Bernardo Pasquini, Alessandro e Domenico Scarlatti, Niccolò Jommelli, Baldassarre Galuppi, Nicola Zingarelli, Pasquale Anfossi.
Periodo di particolare splendore fu quello che vide il cardinale Pietro Ottoboni protettore della Congregazione (1691-1739); in quello stesso periodo il Breve di conferma (1716) di Innocenzo XI obbligava tutti i musicisti operanti in Roma ad iscriversi come soci ceciliani. Tra gli avvenimenti degni di nota, va segnalata la nomina nel 1774 del primo socio femminile, la compositrice Maria Rosa Coccia. Sul finire del secolo, un nuovo breve pontificio, firmato da Pio VI nel 1794, ratificava ancora una volta i privilegi ottenuti dai ceciliani, che confermavano la propria fedeltà al papato in un momento tra i più difficili per lo Stato della Chiesa, investito di lì a poco dai venti rivoluzionari che spiravano in tutta Europa. Al 17 luglio 1797 risale infatti l'ultimo verbale di congregazione prima di una pausa di attività ufficiale della Congregazione che, salvo una breve parentesi documentata per il periodo 1803-1809, riprenderà la propria regolare attività solo nel 1822, a Restaurazione avvenuta.
Con l'elezione (1830) di Luigi Rossi alla carica di segretario della Congregazione, ha inizio una periodo di profonda trasformazione, da sodalizio di categoria a vera e propria accademia di valenza internazionale. Deciso ad aprire le fila dei soci a categorie fino ad allora escluse (poeti, danzatori, musicologi-filologi, costruttori di strumenti musicali, editori e perfino regnanti e ambasciatori in qualità di mecenati) e grazie alla collaborazione con Gaspare Spontini, a Roma fra il 1839 e il 1840, Rossi varò una profonda riforma dello statuto, trasformando la Congregazione dapprima in Congregazione ed Accademia (1838), poi in Pontificia Accademia. Furono iscritti in quel periodo tutti i maggiori esponenti del mondo musicale europeo, in qualità di soci onorari, fra gli altri: Cherubini, Morlacchi, Mercadante, Donizetti, Mayr, Rossini, Pacini, Paer, Paganini, Spohr, Auber, Adam, Baillot, Liszt, Cramer, Thalberg, Czerny, Moscheles, Mendelssohn, Berlioz, Thomas, Halévy, Gounod, Meyerbeer, le danzatrici Maria Taglioni, Fanny Cerrito, l'attrice Adelaide Ristori, i librettisti Jacopo Ferretti e Carlo Pepoli. Fra i regnanti, la Regina Vittoria d'Inghilterra con il marito Alberto, Gugliemo IV di Prussia e la moglie, Elisabetta Luigia, i sovrani di Napoli, Ferdinando II, e la moglie, Maria Teresa Isabella d'Austria. A fronte di tante novità, tuttavia, l'Accademia continuava ad affrontare i problemi di sempre: la rivalità con i cantori pontifici e dal 1824 con l'Accademia filarmonica romana, la ricerca della sede che dal 1853 – dopo la parentesi rivoluzionaria del Quarantotto che vide per la prima volta i ceciliani schierati su posizioni antipontificie – venne fissata presso il Palazzo camerale, in via di Ripetta. Ma alcuni vecchi problemi vennero affrontati con spirito nuovo: l'istruzione musicale per esempio, gettando le basi per l'istituzione del liceo musicale, o l'assistenza ai soci, per i quali venne creata una Istituzione di beneficenza (poi Cassa di mutuo soccorso) presso la Cassa di risparmio di Roma.
A partire dall'Unità d'Italia, nuove e diverse peregrinazioni attendevano la Regia Accademia di Santa Cecilia, alla ricerca di una sede idonea per la nascente attività concertistica focalizzata sul repertorio sinfonico, cameristico e corale, e concretizzatasi a partire dal 1895 con la fondazione di un coro e un'orchestra stabili, e di regolari stagioni concertistiche fino a oggi. E se gli uffici, in un primo tempo ospitati nel "ferro di cavallo" in via di Ripetta insieme a quelli dell'Accademia filarmonica romana e di altre istituzioni, trovarono ben presto una sede definitiva nell'ex convento delle orsoline in via Vittoria, per i concerti si passò dalla Sala accademica (1895-1908) all'Augusteo (1908-1936), al teatro Adriano (1936-1946).
In pochi anni l'Accademia è passata attraverso ulteriori, profonde trasformazioni, sotto l'impulso datole dal sostegno del governo sabaudo e dalla presidenza (1895-1947) di Enrico di San Martino, figura leader nella politica culturale e dello spettacolo fra fine Ottocento e prima metà del Novecento, a livello nazionale e internazionale. Istituiti il Liceo musicale di Santa Cecilia – poi Conservatorio –, la biblioteca e i corsi di alto perfezionamento musicale, la Regia scuola di recitazione "Eleonora Duse" – poi Accademia nazionale d'arte drammatica – "Silvio D'Amico" – e la Scuola nazionale (poi Centro sperimentale) di cinematografia grazie a una sorta di delega per le arti performative ottenuta dal governo a livello nazionale, potenziate e consolidate le stagioni concertistiche con le compagini artistiche stabili e un largo numero di abbonati, l'Accademia ha finito per assumere una fisionomia unica nel suo genere, che ancora oggi conserva anche dopo aver reciso i legami con molti degli enti e scuole a suo tempo fondati.
Con il dopoguerra è cominciato per l'Accademia – ormai nazionale – un periodo nuovo, caratterizzato dal cambio al vertice: al conte di San Martino (scomparso nel 1947) succederanno Ildebrando Pizzetti, poi Alessandro Bustini, Renzo Silvestri, Guido Guerrini, Renato Fasano, Mario Zafred, Francesco Siciliani, Bruno Cagli, Luciano Berio e poi, nuovamente, Bruno Cagli.
La sede dei concerti – problema dominante – viene dapprima fissata al teatro Argentina (1946-1958), in attesa dell'esito del concorso di architettura (1952-1954) che dovrebbe risolvere l'annosa questione. Fallito il concorso, sarà dalla stagione 1958-1959 l'Auditorio Pio di via della Conciliazione ad ospitare i concerti ceciliani, fino alla fine del secolo. Nel 1967 la Legge 800, di riforma dello spettacolo, istituisce la gestione autonoma dei concerti dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia, ente pubblico incaricato di organizzare e gestire le stagioni concertistiche, riconoscendo d'altra parte all'Accademia una posizione particolare nella divulgazione e diffusione della cultura musicale in ogni sua forma (concerti, conferenze, pubblicazioni, tutela del patrimonio storico e istruzione musicale superiore).
L'Accademia e la Gestione autonoma sono presieduti dallo stesso presidente, che è anche sovrintendente e direttore artistico, ed è eletto dagli stessi accademici fra le proprie fila. Solo esempio fra le accademie italiane di origine rinascimentale ad aver assunto la fisionomia di un'azienda moderna e produttiva, l'Accademia attuale, diventata fondazione dal 1998, affianca a un corpo accademico costituito da 70 membri effettivi e 30 onorari, nel quale figurano i maggiori musicisti italiani e stranieri, unì'orchestra e un coro sinfonici noti e apprezzati in tutto il mondo. Unisce quindi ad un'attività di promozione della cultura e del patrimonio musicale una tradizione didattica di altissimo livello e soprattutto un'attività concertistica di fama internazionale in continua espansione.

Nel tempo le denominazioni dell'ente sono state: Congregazione dei musici sotto l'invocazione della Beata Vergine e dei Santi Gregorio e Cecilia; Congregazione e Accademia di Santa Cecilia; Pontificia Accademia di Santa Cecilia; Regia Accademia di Santa Cecilia; Accademia di Santa Cecilia.

Organizzazione
Presidenza; assemblea degli accademici; consiglio accademico e di amministrazione; collegio dei revisori; consiglio artistico.

Archivio

L'Archivio dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia è costituito dal fondo istituzionale dell'Accademia e dagli archivi di etnomusicologia.
La documentazione conservata comprende:
1. Archivio cartaceo (registri, verbali, corrispondenza e carteggio, archivio amministrativo e libri contabili);
2. Locandine e manifesti (dal 1945 a oggi);
3. Archivio sonoro e video prevalentemente di concerti (registrazioni analogiche e digitali dal 1985 a oggi);
4. Archivio fotografico il cui fondo Ufficio stampa possiede immagini legate all'attività concertistica o più in generale alle diverse manifestazioni dell'Accademia;
5. Archivio della rassegna stampa (dal 1922 a oggi);
6. Archivi di etnomusicologia (dal 1948 a oggi).

L'Archivio amministrativo dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia si articola in:
1. Archivio preunitario 1651-1870, che si divide nelle serie Registri e Carteggi. I Registri sono suddivisi in: Atti costitutivi, Congregati, Contabilità, Inventari, Sussidi e opere benefiche, Registri di protocollo. La serie dei Carteggi si suddivide in IV categorie: la categoria I (Affari generali) comprende diciannove serie con una numerazione originaria dei fascicoli; la categoria II (Contabilità) conserva il carteggio relativo alla gestione contabile; la III riguarda lo stato nominativo generale degli accademici (nominata da Tosti "Affari individuali"); la IV categoria è la Miscellanea.
2. Archivio postunitario 1871-1967. Il carteggio si suddivide in due ampi periodi cronologici: 1871-1883; 1884-1967. L'Archivio postunitario ha un'organizzazione analoga a quella data all'Archivio preunitario articolando la documentazione in tre categorie: «I. Affari generali», «II. Contabilità», «III. Affari particolari». La sistemazione della categoria IV è invece frutto di un ordinamento successivo. Il carteggio relativo al periodo 1884-1945 è organizzato, invece, in fascicoli annuali suddivisi a loro volta in 36 posizioni, che nell'insieme corrispondono a una sorta di titolario. Il carteggio relativo al periodo 1946-1967 non ha un proprio titolario originario ma è stato riclassificato secondo un titolario prodotto a posteriori sullo studio delle funzioni dell'ente all'epoca e sullo studio delle carte, rispettando le unità archivistiche originali. La struttura dell'archivio postunitario risulta più complessa di quello preunitario, avendo l'Accademia aumentato le sue competenze e quindi la sua attività in generale. Le singole attività e le singole competenze dell'Accademia hanno dato origine a partizioni di archivio che rimangono al di fuori del carteggio generale e si configurano come corpi a sé: l'Archivio Ragioneria; l'Attività didattica, la Cassa di mutuo soccorso e l'Unione nazionale concerti.

All'Accademia nazionale di Santa Cecilia appartengono inoltre altri archivi che conservano altra tipologia di documentazione prodottasi comunque sempre nello svolgimento dell'attività dell'Ente. Essi sono:
1. Archivio locandine e manifesti;
2. Archivio audio-video costituito da registrazioni sonore e video inerenti l'attività concertistica e delle manifestazioni culturali;
3. Archivio fotografico, con immagini legate all'attività concertistica o più in generale alle diverse manifestazioni dell'Accademia;
4. Archivio Rassegna stampa (dal 1922 ad oggi);
5. Archivi di Etnomusicologia (dal 1948).

Consulta l'archivio

Bibliografia

P. Polito, La bibliomediateca dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia, Roma, dicembre 2013.
P. Alfieri, Brevi notizie storiche sulla Congregazione ed Accademia de' maestri e professori di musica di Roma sotto l'invocazione di santa Cecilia, Roma, Perego-Salvioni, 1845.
R. Ferretti, Dal Centro Nazionale di Musica Popolare agli Archivi di etnomusicologia, in «EM: Annuario per gli Archivi di etnomusicologia dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia», I, 1993.
R. Giazotto, Quattro secoli di storia dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia, Roma, Accademia nazionale di Santa Cecilia, 1970.
Memoria dei principali benefattori della Congregazione ed Accademia di Santa Cecilia di Roma compilata l'anno 1846 da Luigi Rossi, segretario Inventario dell'archivio storico dal 1651-1945
, a cura di M. E. Moro e F. Simonelli, Roma, Accademia nazionale di Santa Cecilia, in corso di stampa.
E. Tosti, Appunti storici sulla R. Accademia di S. Cecilia dalla sua fondazione fino al 1883, editi a cura dell'Accademia stessa, Roma, Tip. Pallotta, 1885.
F. Vacca, Gli studi sugli Archivi di Etnomusicologia dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia, in «EM. Annuario per gli Archivi di etnomusicologia dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia», III, 1995.