Conservatorio di musica “Vincenzo Bellini” di Palermo

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Storia

Il Conservatorio fu fondato nel 1618 sulle rovine dell'antica chiesa dell'Annunziata, per volere del viceré Conte De Castro, con il nome di "Conservatorio del Buon Pastore". Riprendeva i propositi della Compagnia di San Dionigi Areopagita fondata nel 1565, consistenti nell'ospitare ed educare i fanciulli orfani, abbandonati e dispersi per la città ed i dintorni. Per mantenersi alla Casa del Buon Pastore i giovanetti usavano chiedere l'elemosina in giro per la città o nelle vicinanze del mare, cantando canzonette o recitando salmi; privati, bottegai e pescatori riempivano ceste e bisacce che loro portavano a spalla. Per rendere la musica più gradita, vennero adoperati giovani evirati detti "musici" e lo studio del canto venne impartito, già alla fine del XVII secolo, a coloro che dimostravano di possedere buoni mezzi vocali. I giovani cantori, chiamati ad esercitare la loro arte nel corso di funzioni religiose e riti funebri, venivano degnamente ricompensati. Gradualmente il canto e la musica divennero le principali attività del Conservatorio. Si decise pertanto di introdurre uno studio più razionale del canto e di approfondire gli studi musicali, in particolare lo studio di uno strumento che, a differenza del fisso cembalo, poteva essere trasportato per accompagnare i canti nella città o nei borghi vicini. Nel 1721 fu assunto un maestro di cappella, Don Giuseppe Biondo, che insegnò l'uso del violino. Verso la metà del sec. XVIII furono inseriti altri strumenti da studiare come il contrabbasso, l'oboe, ecc. e vennero scritturati altri maestri. Nel giugno del 1833, Ferdinando II con decreto reale fece istituire nel Conservatorio di musica di Palermo una scuola di Contrappunto, con a capo un maestro con funzioni di impresario e di amministratore. Il barone Pietro Pisani, insigne archeologo e letterato, apportò un periodo di prosperità al Conservatorio inserendo nel campo amministrativo nuovo personale e, nell'ambito artistico privilegiò più giovani; fece inoltre istituire dal governo la nuova carica di direttore artistico. A lui si deve la costruzione del piccolo teatro all'interno del Conservatorio grazie a un sussidio del Governo borbonico. Gli successe il grande compositore Pietro Raimondi che, dal 1833 al 1852, fu professore di contrappunto oltre che direttore del teatro Carolino nella stessa città. Sotto la sua direzione il Conservatorio era diventato solo un Collegio di musica, non ospitando più i giovani apprendisti presso artigiani. Tra le innovazioni furono introdotte le esercitazioni orchestrali che riguardavano esclusivamente musicisti nazionali. Quando il Raimondi lasciò la direzione, questa fu affidata ai maestri anziani del Conservatorio che, dal 1852 al 186, attraversa un periodo di decadenza. Caduto il Governo borbonico, la Sicilia passò al governo nazionale e, con la proclamazione del Regno d'Italia, il Collegio del Buon Pastore cessò di essere un'opera pia autonoma e fu gestito dallo Stato. Nel 1862 Pietro Platania fu assunto come maestro di composizione ed ebbe pure la direzione dell'Istituto per 23 anni. Al contrario del suo predecessore fece studiare i principali musicisti stranieri del periodo classico e romantico e fece conoscere al pubblico palermitano la musica di Wagner. Proprio per questa ragione la Provincia concesse un sussidio per l'istituzione di una scuola esterna di canto per uomini, e più tardi anche di una per donne. Dal 1863 nell'Istituto fu aumentato il numero degli insegnanti e vennero attuate nuove riforme alla scuola di armonia e contrappunto; successivamente si introdussero altre innovazioni e modifiche nell'ordinamento didattico e amministrativo. Nuovi statuti furono approvati con regi decreti, tra cui il decreto reale n. 1810 del 1866 che stabiliva il regolamento del Real Collegio di Musica di Palermo passato allo Stato; successivamente, nel 1889, il Sovrano Umberto con il Regio decreto n° 1414, assegnava al Collegio di Musica di Palermo il titolo di Regio Conservatorio di Musica con regole e ordinamenti mantenuti fino al 1917. Nel 1888, dopo il Platania, la direzione del Conservatorio di Palermo fu affidata al maestro Giorgio Miceli a cui si deve l'apertura del Liceo Musicale annesso al Convitto (13 febbraio 1890), per cui anche gli esterni furono ammessi a seguire corsi nell'istituto. Egli si rivelò un valido compositore ma con scarsi pregi didattici, per cui Arrigo Boito durante una visita a Palermo pensò di far sopprimere l'istituto. Grazie all'abilità di Guglielmo Zuelli − succeduto nel frattempo a Miceli − la chiusura non avvenne, anzi sotto la sua direzione il Conservatorio dal 1895 al 1915 attraversò un lungo periodo di splendore, durante il quale assunse la nuova denominazione di "Vincenzo Bellini". Sotto la sua guida si formarono importanti compositori e maestri come Gino Marinuzzi, Paolo Neglia, Gustavo Natale Perna. Il convitto, di fatto chiuso dal 1917, fu soppresso nel 1921. Dopo la direzione di breve durata dei musicisti Francesco Cilea e Giuseppe Mulè, il maestro Antonio Savasta, ottemperando alla legge n° 1945 dell'11 dicembre 1930 che riordinava l'istruzione musicale in Italia, riprese l'insegnamento di contrappunto e composizione favorendo la rinascita della vita artistica siciliana. A lui seguirà Rito Selvaggi che, dall'ottobre 1938, assumerà la carica di Presidente e Direttore artistico. Egli attuò dei miglioramenti nel campo amministrativo e valorizzò le attività dei maestri con l'esecuzione di musica classica (venerdì musicali), deliziando il pubblico palermitano. Nel corso del 1900 si sono succeduti alla direzione apprezzati compositori e valenti musicisti come Ottavio Ziino, Antonio Trombone, Maria Elisa Tozzi, o figure prestigiose come Antonio Garbelotto, Nino Pirrotta (per molti anni docente alla Harvard University e Accademico di Santa Cecilia), Giuseppe Pagano (uno dei più autorevoli studiosi delle opere degli Scarlatti) e Giuseppe Giglio.
Il Conservatorio "Bellini", in seguito alla legge n° 508 del 21/12/1999 è parte del sistema universitario di Alta formazione, artistica, musicale e coreutica (Afam), che fa capo al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, cui attengono le istituzioni preposte alla formazione alle arti, alla musica e allo spettacolo.

Archivio

Sono custoditi migliaia di manoscritti in buona parte autografi costituenti diversi fondi, fra cui Antonio Pasculli; Alessandro e Domenico Scarlatti; Vincenzo Bellini; Pietro Raimondi; Pietro Platania; Antonio Scontrino; Giuseppe Savagnone; Emilio Scarani.
La Biblioteca conserva libri, partiture, stampati fin dagli inizi del 1500, spesso frutto di lasciti di numerosi benefattori, primo fra tutti il barone Pisani. Migliaia di partiture, libri e rare incisioni discografiche sono state recentemente donate da Mario Natale (erede di Gustavo e Italia Natale, importanti musicisti e insegnanti del Conservatorio) e dal musicista Claudio Lo Cascio.
Si segnala la presenza di strumenti musicali che non hanno tuttora un proprio spazio espositivo.

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Complessi archivistici

Bibliografia

F. De Maria, Il R. Conservatorio di Musica di Palermo, Firenze, Le Monnier, 1941.
G. Bellafiore, Palermo: guida della città e dintorni, Palermo, SIACE, 1980.
M. C. Di Natale, Conoscere Palermo, Palermo, Guida Palermo, 1986.
R. La Duca, La città "passeggiata", Palermo, L'Epos, 2002.
I. La Lumia, Palermo il suo passato, i suoi monumenti, Palermo, Antares, 2004.