Museo internazionale e biblioteca della musicaBologna

Strada Maggiore, 34
40125 Bologna (museo)
piazza Rossini, 2
40126 Bologna (biblioteca)
tel. 051 2757727, 051 2757728 (museo); 051 221117  (biblioteca)
bibliotecamusica@comune.bologna.it
museomusica@comune.bologna.it
labmuseomusica@comune.bologna.it

Storia

Si deve al padre francescano Giovanni Battista Martini (1706-1784) il nucleo originario delle collezioni musicali del museo, una delle raccolte più importanti per il repertorio di musica a stampa dal Cinquecento al Settecento, di teoria musicale e di libretti d'opera, a cui bisogna aggiungere la singolare raccolta di lettere, frutto di un carteggio da lui accuratamente tenuto con personaggi eminenti, studiosi e musicisti dell'epoca.
Scampato alle confische napoleoniche grazie alla cura di Stanislao Mattei, discepolo e successore di Martini, nel 1816 il prezioso patrimonio bibliografico fu donato al Liceo musicale di Bologna, istituito nel 1804 presso l'ex convento degli Agostiniani, nel complesso della chiesa di San Giacomo maggiore.
La biblioteca si accrebbe sensibilmente nel corso dell'Ottocento e della prima metà del Novecento, grazie non solo al deposito dei materiali prodotti dall'attività didattica del liceo (tra gli allievi del liceo Rossini, Donizetti e Respighi e ne furono direttori Mancinelli, Martucci e Busoni), ma anche alle acquisizioni di fondi, donazioni e singoli volumi, sia correnti sia rari e di pregio, sapientemente procacciate da Gaetano Gaspari, bibliotecario dal 1855 al 1881, che ordinò e schedò tutto il materiale librario (da cui la pubblicazione postuma del Catalogo della Biblioteca del Liceo musicale di Bologna che porta il suo nome, ora disponibile anche on line).
Nel 1942, quando il Liceo musicale venne trasformato in istituzione statale – Regio Conservatorio di Musica – il Comune di Bologna mantenne la proprietà del patrimonio bibliografico e della annessa quadreria, per la cui conservazione e valorizzazione è stato istituito nel 1959 il Civico museo bibliografico musicale.
Il Civico museo bibliografico musicale ha assunto nel 2004 la nuova denominazione di Museo internazionale e biblioteca della musica, con l'inaugurazione della sede museale di Palazzo Sanguinetti, nel centro storico di Bologna. L'Istituto è attualmente suddiviso in due sedi: un'ampia selezione di volumi, dipinti, strumenti musicali è esposta nelle sale museali di Strada Maggiore 34 (palazzo Sanguinetti), mentre la gran parte del materiale bibliografico è consultabile nella sede di piazza Rossini 2 (ex Convento di San Giacomo), in locali annessi al Conservatorio di musica G. B. Martini.
Il nucleo originario del Palazzo, agli inizi del XVI secolo, apparteneva alla famiglia Loiani. Nel 1569 l'edificio fu venduto ai fratelli Ercole e Giulio Riario – ramo bolognese di una famiglia di Savona imparentata con i della Rovere. Il senatore Ercole Riario fece ricostruire e ampliare la dimora: le singole abitazioni furono unite in una struttura unitaria e si impostò probabilmente allora lo scalone scenografico che tuttora caratterizza l'edificio. Il secondo intervento strutturale importante fu per volere del conte Antonio Aldini, al quale nel 1796 il marchese Raffaello Riario Sforza aveva concesso il palazzo in enfiteusi: egli diede incarico all'architetto Giovanni Battista Martinetti (1774-1830) di rimodernare il palazzo, aggregandovi anche parte della confinante casa con la torre che era stata degli Oseletti. Si decise allora di abbassare e dividere in due stanze il grande salone cinquecentesco che si trovava in corrispondenza delle due sale più ampie dell'attuale Museo, il vestibolo, o Sala delle Virtù, e la Sala delle Feste. A seguito della rovina economica di Aldini il palazzo fu venduto al nobile cubano don Diego Pegnalverd, già membro del governo napoleonico. Alla sua scomparsa, avvenuta nel 1832, il palazzo passò al celebre tenore Domenico Donzelli: è noto che Gioachino Rossini fu suo ospite, poiché la sua dimora, che si trovava a pochi metri da lì, era in ristrutturazione. Nel 1870 il palazzo fu acquistato dalla famiglia Sanguinetti, alla quale si devono le più recenti decorazioni nella parte dell'edificio destinata a biblioteca. Nel 1986 l'ultima erede, Eleonora Sanguinetti, ha donato al Comune di Bologna la gran parte dell'edificio.
Le decorazioni di Palazzo Sanguinetti rappresentano per Bologna un'esemplare antologia della decorazione neoclassica tra Settecento e Ottocento. I più importanti pittori dell'epoca collaborarono all'impresa, sotto la direzione di Martinetti: Pelagio Pelagi, Serafino Barozzi, Vincenzo Martinelli, Antonio Basoli. Al piano terra il paesaggio ad affresco, magnifica prospettiva a trompe-l'oeil, è di Luigi Busatti, mentre l'architettura illusoria è opera di Francesco Santini (1763-1840); del Santini, con la probabile collaborazione di Serafino Barozzi (1735-1810), sono inoltre gli ornati delle pareti dello scalone.
Di grande pregio sono le collezioni museali. La quadreria è costituita da 319 dipinti, per la maggior parte oli su tela, ma anche pastelli e disegni
Molti di questi furono commissionati direttamente da Padre Martini agli artisti, i quali traevano le sembianze del musicista da incisioni dell'epoca. In effetti egli non era interessato al valore artistico dei dipinti, quanto ad una più o meno plausibile rassomiglianza col modello e dal fatto di avere rapporti più o meno diretti con la sua Biblioteca. Ciò non toglie che nella collezione siano presenti molti quadri di pittori celebri, quali il ritratto di Farinelli dipinto da Corrado Giaquinto o quello di Johann Christian Bach del Gainsborough.
La quadreria rimase nel Convento di San Francesco anche dopo la morte di Martini, sopravvivendo alle confische napoleoniche grazie al suo successore Stanislao Mattei; solo nel 1801 venne trasferita nell'ex convento degli Agostiniani presso la Chiesa di San Giacomo Maggiore. La collezione è esposta prevalentemente nella sede del museo, ma anche in quella del Conservatorio.
Gli strumenti musicali esposti nelle sale del museo provengono dal Liceo musicale: la quasi totalità fu spostata nella seconda metà dell'Ottocento presso l'allora Museo civico, e conservati fino al 2004 presso il Museo civico medievale di Bologna.
Tra gli strumenti più preziosi, ora esposti nelle sale del Museo, sono da citare il clavicembalo del Trasuntino del 1606, costruito per Camillo Gonzaga, conte di Novellara, e successivamente giunto a Giuseppe Baini (1775-1844), celebrato autore della prima biografia del Palestrina, che lo donò per lascito testamentario al Liceo musicale; il flauto a cinque canne, noto come armonia di flauti o flauto polifonico, che porta il marchio di Manfredo Settala (1600-1680), canonico milanese, grande collezionista e personalità di rilievo nel panorama culturale del Seicento. Di notevole importanza anche la raccolta di strumenti a pizzico, tra cui un arciliuto di Matteo Sellas, e i liuti di Hans Frei, Magno Stegher, Michele Harton e Magno Tieffenbrucker.
Tra gli altri esemplari di particolare interesse il prezioso Erard del 1811 (probabilmente appartenuto a Paolina Borghese); il pianoforte Pleyel del 1844 di Gioachino Rossini; un pianoforte rettangolare Glonner del 1780; un Heckelphon del 1900.

 

Archivio

L'archivio storico conserva la documentazione prodotta dal Liceo comunale di musica nello svolgimento delle sue attività fino alla fine della gestione comunale e istituzione del Conservatorio statale di musica (1942). Dal 2009 custodisce, inoltre, per comodato regolato da convenzione, l'intero Archivio storico del Teatro comunale di Bologna, con l'eccezione del carteggio amministrativo.

Consulta l'archivio

Bibliografia

Museo internazionale e biblioteca della musica. Guida al percorso espositivo, a cura di L. Bianconi e P. Isotta, Comune di Bologna, 2004; 2a ed. 2006.

Consulta la bibliografia generale al seguente link: http://badigit.comune.bologna.it/cmbm/tools/Bibliografia.pdf