Fondazione del Teatro comunale di Bologna

Fondazione del Teatro Comunale di Bologna

Largo Respighi 1 – 40126 Bologna

tel. 051 529958 (martedì – venerdì ore 10.00 – 14.00)

Storia

Il «teatro Pubblico» o «teatro Nuovo», come venne inizialmente chiamato il teatro comunale, è un primo esempio di teatro dell'opera costruito con fondi pubblici e dato in affitto dalla municipalità a un impresario o a società impresarie di scena come era allora costume. Fu costruito in muratura su progetto di Antonio Galli da Bibbiena, che ottenne la commessa dal Senato di Bologna nel gennaio 1756, in luogo del palazzo dei Bentivoglio - ultimi signori di Bologna - raso al suolo all'inizio del secolo XVI.

Uno spaccato del Teatro Comunale di Bologna, in una stampa d'epoca

Uno spaccato del Teatro Comunale di Bologna, in una stampa d'epoca

Strutturalmente è il teatro che vediamo ancor oggi benché rimaneggiato a più riprese: negli anni 1818-1820, periodo in cui fu realizzato un meccanismo per sollevare la platea al livello del palcoscenico, per utilizzarlo nei veglioni da ballo; negli anni 1853-1854 in cui tra gli altri interventi (ancora oggi evidenti i mensoloni posti a reggere gli architravi nel boccascena) si mutò la tinta del teatro con un gioco di oro e di rosso; negli anni 1931-1935 con l'immediata ricostruzione del palcoscenico distrutto da un incendio nel 1931 e il completamento della facciata e della zona superiore del teatro (sulla base però di un progetto moderno); negli anni 1980- 1981 con interventi di restauro per ovviare ai gravi di rischi di stabilità dovuti all'azione dei tarli e con il ritorno al colore verde delle origini.

Benché il progetto non fosse stato ancora portato a termine per mancanza di fondi, il 14 maggio 1763 fu inaugurato con l'opera «Il trionfo di Clelia», scritta per l'occasione da C. W. Gluck su testo di Metastasio.
Il teatro di Bologna, nato per rappresentare melodrammi, ospitò anche, in misura minore, spettacoli di altro genere - opere buffe, commedie e tragedie, balli e cerimonie, persino numeri da circo. Nel XIX secolo vi furono rappresentate opere di Rossini, Bellini e Verdi e, nel 1871, la prima italiana del Lohengrin di Richard Wagner autore a quei tempi poco conosciuto nel nostro paese. I drammi Wagner ebbero da allora molto spazio nei programmi del teatro bolognese (agli anni Cinquanta risalgono le prime versioni in lingua originale), alternandosi ad opere dei grandi autori italiani quali Verdi, Toscanini Mascagni, Puccini.
Nel 1942 il teatro bolognese, sulla base della L. 3 Febbraio 1936, n. 438 che disciplinava le gestioni dirette da parte degli enti pubblici delle stagioni liriche attraverso la costituzione di appositi enti speciali, assunse tale veste, diventando un ente autonomo. L'attività dell'ente, che non era a fini di lucro, si doveva ispirare a criteri artistici e doveva essere finalizzata «all'educazione musicale e teatrale del popolo» con la organizzazione di spettacoli lirici e concerti. La gestione del teatro, che non poteva essere ceduta a terzi, si basava, oltre che sugli incassi ed altri ricavi diretti, su sovvenzioni e contributi pubblici e finanziamenti privati.

Il secondo dopoguerra fino alla fine degli anni Sessanta è il periodo del teatro di regia, del teatro delle riletture d'invenzione, dell'esibizioni all'estero: Francia, Jugoslavia, Bulgaria, Germania e Svizzera sono i paesi che ospitano per primi la formazione bolognese. L'Orchestra del teatro infatti, divenuta stabile il 4 Febbraio 1956 con il nome di «Associazione Orchestra stabile di Bologna», progressivamente si trasformerà da un organismo strumentale che vive in simbiosi con l'opera lirica in una vera orchestra sinfonica grazie ai direttori che si sono succeduti nel tempo (Sergiu Celibidache, Zoltán Peskó, Vladimir Delman, Riccardo Chailly, Christian Thielemann, Daniele Gatti) e alle collaborazioni con direttori quali Eliahu Inbal, Eugen Jochum, Tullio Serafin, Lovro von Matacic, Claudio Abbado (che a Bologna debutta nel 1962), Hermann Scherchen e Peter Maag.
Gli anni settanta sono gli anni del «decentramento», gli anni delle produzioni fuori sede in ogni possibile luogo (chiese, corti, cortili, chiostri, piazze) nel tentativo di portare la musica «alta» a fruitori che non fossero gli abbonati. E così il Comunale, divenuto nel frattempo ente autonomo lirico sulla base della L. 14 agosto 1967, n. 800, è in prima linea nel proporre una enorme quantità di produzioni fuori sede: nacque un cartellone parallelo, le «Feste Musicali», ideate da Tito Gotti, durante le quali l'orchestra in formazione sinfonica, il complesso dei Filarmonici del Teatro - una formazione di 13 archi costola dell'orchestra -, il Quintetto di fiati Respighi e il Quintetto d'archi del Teatro affronteranno un nuovo repertorio allargandosi ad incursioni cosiddette «trasversali» (Bologna è stata la prima piazza del jazz in Italia) presentandolo nelle scuole, nei quartieri, nei circoli dopolavoristici, nelle località di periferia, sull'Appennino o nella «bassa» bolognese. Ma sono anche gli anni dei «Concerti break» e «Concerti aperitivo» con cui invece di portare la musica al pubblico si cercò di portare il pubblico alla musica organizzando musica all'ora di pranzo nel foyer del teatro in un giorno infrasettimanale o musica all'ora dell'aperitivo, fuori dal teatro, in matinée domenicali.

La fine degli Ottanta e Novanta sono invece caratterizzati dalla specializzazione, dal ritorno a delegare ad altri, pubblici o privati, la progettazione delle stagioni.
Con l'approvazione del D. Lgs. 29 giugno 1996, n.367 integrato con il D. Lgs. 23 aprile 1998, n.134 gli enti lirici venivano definitivamente trasformati in fondazioni di diritto privato lirico-sinfoniche: l'ente nel 2005 si trasformò nella fondazione denominata «Teatro Comunale di Bologna», senza scopo di lucro e con finalità di utilità sociale, subentrando integralmente al precedente ente autonomo in tutti i diritti e in tutti gli obblighi. La Fondazione, con finalità di perseguire la diffusione dell'arte musicale, la formazione professionale dei quadri artistici e l'educazione musicale della collettività, è costituita da fondatori necessari (Stato, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna) e fondatori privati.

Archivio

L'Archivio del Teatro comunale è conservato nel Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, fatta eccezione del carteggio amministrativo.
Il fondo speciale "Teatri e spettacoli" della Biblioteca dell'Archiginnasio conserva inoltre numerosi programmi e avvisi di spettacoli.

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Complessi archivistici

Oggetti digitali

Maria Callas nel ruolo di Abigaille nell'opera Nabucco di Giuseppe Verdi rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli il 20 dicembre 1949 (Fondazione Teatro di San Carlo) Maria Callas nel ruolo di Abigaille nell'opera Nabucco di Giuseppe Verdi rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli durante la stagione lirica 1949-1950 (Fondazione Teatro di San Carlo) Manifesto dei Concerti di Autunno 1950 al Teatro San Carlo di Napoli. In cartellone musiche di Giuseppe Verdi tra cui la Messa da requiem in programma il 7 ottobre 1950 (Fondazione Teatro di San Carlo)

Bibliografia

Luigi Bignami, Cronologia di tutti gli spettacoli rappresentati al Teatro Comunale di Bologna dalla solenne sua apertura 14 maggio 1763 a tutto l'autunno 1880. Con introduzione compilata dall'ex artista cantante Luigi Bignami e annotazioni storiche sull'arte musicale e della danza, Bologna, presso l'Agenzia Commerciale, 1880;
Due secoli di vita musicale. Storia del Teatro comunale di Bologna, a cura di L. Trezzini, 2. ed., Bologna, Nuova Alfa, 1987, voll. 3.