La collezione musicale Mancinforte nella Biblioteca comunale «Luigi Benincasa» di Ancona

Stemma Famiglia Mancinforte Sperelli Il marchese Giancarlo Mancinforte di Camerano (1921-2006) ha collezionato per tutta la sua vita un alto numero di spartiti di opere teatrali (reperiti tramite antiquari, editori di musica, biblioteche pubbliche e private, esperti e amici), a fini di studio. Di opere italiane e straniere si era procurato le prime edizioni moderne, comparse dall’inizio del Novecento in Italia, in area anglosassone e in Germania: è il caso, tra le altre, della Sofonisba di Tommaso Traetta o del Tigrane di Alessandro Scarlatti. Né mancano volumi della raccolta I Classici della Musica italiana diretta da Gabriele D’Annunzio (Milano, 1919-1921), opere edite in anastatica dalla casa editrice Forni di Bologna per la direzione scientifica di Giuseppe Vecchi e praticamente tutte le antologie vocali di autori italiani dal Barocco all’Ottocento che nel mondo via via uscivano per la curatela di nomi prestigiosi.

Egli non rientrava nella categoria dell’appassionato d’opera entusiasta di un circoscritto repertorio ma era un ricercatore dalla curiosità insaziabile, attratto dall’intero teatro musicale. Poiché amava eseguire personalmente le opere,  preferiva le riduzioni per canto e piano e in subordFacciata Palazzo Mancinforte, inizio 1900ine le partiture integrali (molto numerose le statunitensi «Kalmus Miniature Scores»), ricorrendo in ultima istanza alle riduzioni per piano solo, che rappresentano infatti una quota meno consistente della raccolta. Altrettanto rigorosamente perseguiva il disegno di possedere almeno un’opera di ogni compositore che i dizionari musicali e le riviste specializzate consideravano significativo; le opere contemporanee lo interessavano quanto quelle storiche, quelle slave, russe, mitteleuropee quanto le italiane, francesi, spagnole, inglesi, statunitensi;  ricercava ogni tipologia melodrammatica, il Singspiel, la zarzuela e l’opéra comique al pari della tragedia lirica e della commedia per musica italiane. Era delicato compositore egli stesso e studioso dal sapere enciclopedico (s’interessava anche di linguistica, psicologia, geografia e astronomia), come testimonia la sua biblioteca personale, conservata nel palazzo di Camerano.

La collezione musicale creata dal marchese Giancarlo, acquisita ufficialmente per donazione nel 2013 dalla Biblioteca comunale «L. Benincasa» di Ancona  per volontà della consorte, la marchesa Fausta Gaggiotti Mancinforte (1927-2016), consta di circa 1300 tra spartiti e partiture (si escludono dal computo le miscellanee) che ripercorrono la storia dell’opera dalle origini agli anni Novanta del secolo scorso, cui si aggiungono una collezione di antichi libretti marchigiani e non, volumi monografici ed enciclopedie specialistiche di argomento musicologico.

Spartiti e partiture d’opera
Spartiti e partiture d’opera (sezione A del fondo) possono essere ricondotti a precise tipologie:

a) spartiti per canto e piano delle opere più famose della grande tradizione lirica europea soprattutto ottocentesca e primonovecentesca  in edizioni d’epoca delle case Ricordi, Sonzogno, Lucca, Cottrau, Editrice Giuliana, Choudens, Lemoine, Durand, Hamell, Senart-Roudanez, Aulagnier, Fürstner, Universal, Simrock, Peters, Breitkopf & Härtel, Haslinger, Artaria, ecc.;

b) spartiti e, in 4_ Front.Ballo Il Conte Pini AN Muse 1844_IMG_0194_misura minore, partiture di opere moderne e contemporanee soprattutto italiane, anche di autori semisconosciuti, dagliAmore senza malizia anni Venti ai primi anni Ottanta del Novecento. In questa categoria annoveriamo la quasi totalità delle opere di compositori della prima metà del Novecento, alcuni fondamentali come Gianfrancesco Malipiero (21 titoli), Ildebrando Pizzetti (13 titoli), Ottorino Respighi, Alfredo Casella, Giorgio Federico Ghedini, Luigi Ferrari-Trecate, Riccardo Pick-Mangiagalli e altri meno noti come, ad esempio, Felice Lattuada e Giuseppe Mulè. La presenza di autori italiani di opere della metà e del secondo Novecento è frutto di una selezione mirata, guidata da personali criteri estetici, che tendono ad escludere autori d’avanguardia il cui stile lascia molto campo all’improvvisazione, come Sylvano Bussotti, Bruno Maderna e Luciano Berio, e a valorizzare autori legati alla grande tradizione operistica nazionale quali, in primis, Gian Carlo Menotti, seguito da Valentino Bucchi, Mario Castelnuovo-Tedesco, Luciano Chailly, Vito Frazzi, Roberto Hazon, Franco Mannino, Virgilio Mortari, Jacopo Napoli, Gino Negri, Ennio Porrino, Renzo Rossellini, Vieri Tosatti, Giulio Viozzi. Non numerose, ma presenti, anche opere di Nino Rota (Il cappello di paglia di FirenzeLa notte di un nevrastenico). Vanno altresì segnalati spartiti dal soggetto insolito, come Esculapio al neon di Ennio Porrino (Milano, Curci, 1964) e Help, help, the Globokins! di Gian Carlo Menotti (Schirmer, 1969). Per le opere italiane d’avanguardia degli anni Settanta e Ottanta, quando non esisteva sul mercato la versione per canto e piano (o a stampa, o in anastatica dalla versione manoscritta dell’autore, prassi consueta, ad esempio, per Roberto Hazon e Franco Mannino), il marchese Giancarlo ricorreva alla partitura autografa del compositore in copia, nella versione fornitaa noleggio per eventuali allestimenti dalla casa editrice (per l’Italia, soprattutto Casa Ricordi, seguita da Suvini-Zerboni, Curci, Carisch e Sonzogno di Piero Ostali). Così troviamo nella collezione musicale, in questa versione, rarità come Intolleranza di Luigi Nono (Ars Viva, 1962), Blaubart  di Camillo Togni (Ricordi, 1972) e Riccardo III di Flavio Testi (Ricordi, 1-Cop. opera La Zoraidedi Rossini_ Muse AN 18271983), autoGinevra di Scoziare presente con quattro opere, La donna è mobile (rid. di Luciano Berio) e La sentenza, entrambe di Riccardo Malipiero, sono invece presenti nella versione per canto e piano (Suvini-Zerboni, 1956). La produzione della cosiddetta avanguardia è comunque rappresentata con titoli fondamentali, come Morte dell’aria Il cordovano di Goffredo Petrassi, Volo di notte  e Ulisse  di Luigi Dallapiccola, e la già citata Intolleranza di Luigi Nono. Alcuni aspetti della storia della committenza in Italia sono suggeriti dalle opere vincitrici di una selezione compositiva nazionale indetta dal regime fascista e rappresentate, in genere annualmente, al Teatro dell’Opera di Roma o, nel dopoguerra, dalle nuove opere commissionate dal Teatro delle Novità di Bergamo (ad esempio, Allamistakèo di Giulio Viozzi, edizione 1954) e dal Festival dei Due Mondi di Spoleto. Tra gli autori stranieri del Novecento sono presenti, tra gli altri, Samuel Barber, Benjamin Britten, Georg Gershwin, Hans Werner Henze, Paul Hindemith, Darius Milhaud, Carl Orff, François Poulenc, Igor Stravinskji, Kurt Weill e, naturalmente, Arnold Schönberg (quattro opere, tra cui Erwartung e Moses und Aron) e Alban Berg (Wozzeck e Lulu);

c) spartiti di opere del XIX e XX secolo di area slava, in moderne edizioni di stato in lingua originale. Tra esse si segnalano (qui con i titoli dati in traduzione italiana e relativa collocazione), in ceco: Armida (Praga 1941, A 89), Il diavolo e Caterina (Praga ca 1944, A 217), Il giacobino (Praga 1952, A 607)e Rusalka (Praga 1960, A 1042) di Antonín Dvořák; Il segreto (Praga 1945, A 1133), Il bacio (Praga 1949, A 570) e Libuše (Praga 1955, A 652) di Bedřich Smetana; La sposa di Messina di Zdnek Fibich (Praga 1950, A 825); Rusalka di Alexandr Dargomyžskij (Praga 1960, A 1041); in polacco: Il castello stregato (Varsavia 1951, A 1126) e Halka (Varsavia 1952, A 552) di Stanislaw Moniuszko; in ungherese: Hunyadi Làszlò di Ferenc Erkel (Budapest 1968, A 572); in cirillico: La fanciulla di neve (Mosca 1953, A 409-410) e Mlada (Mosca 1959, A 794) di Nikolaj Rimskij-Korsakov; Mazeppa di Pëtr Ilic Čaikovskij (Mosca 1968, A 761); Guerra e pace di Sergej Prokof’ev (Mosca 1973, A 540-541). Da segnalare anche lo spartito del David di Darius Milhaud in francese e in ebraico (Tel Aviv, 1954);

d) partitu2-Front.Ines De Castrodi Persiani_ Muse AN 1835re originali a stampa del Settecento. In questo gruppo si trovano i pezzi più rari: di Niccolò Piccinni  (edizione per la prima rappresentazione assoluta, Paris, Basset, 1781) e Didon (Lyon, Castaud, 1783), Les Danaïdes di Antonio Salieri (prima rappresentazione assoluta, Paris, Boïldieu, 1784), Oedipe à Colone di Antonio Sacchini (prima rappresentazione assoluta, Paris, Magnian, 1787), Gli Orazi e i Curiazi di Domenico Cimarosa (Paris, Imbault, ca 1800). Analogamente rari sono gli spartiti per canto e piano di Artaxerses di Thomas Augustine Arne (London, J. Johnson, 1762) e Lodoïska di Luigi Cherubini (Wien, T. Haslinger, 1791);

e) partiture di opere del Barocco, del Settecento e Ottocento europeo vuoi in edizione moderna vuoi in edizione anastatica. Anche in questo gruppo non mancano edizioni rare e lussuose. In particolare, le numerose partiture in facsimile da originali d’epoca della collana Bibliotheca Musica Bononiensis diretta da Giuseppe Vecchi ed edita a Bologna da Arnaldo Forni, con titoli come La Dafne e La Flora di Marco da Gagliano, Erminia sul Giordano di Michelangelo Rossi e Il Sant’Alessio di Stefano Landi. Superba è anche l’edizione a cura di Raffaello Monterosso de La fida ninfa di Antonio Vivaldi, stampata in sole 500 copie nel 1964 a Cremona, per l’Athenaeum Cremonense. Della collana I Classici della Musica italiana diretta da D’Annunzio, si ritiene di segnalare La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi (in riduzione pianistica di Alceo Toni), edita dall’Istituto Editoriale Italiano nel 1920 (Quaderni 89-90). Due perle dell’editoria operistica guidata da criteri musicologici sono la versione canto e piano de L’Olimpiade di Pergolesi, stampata dall’Associazione dei Musicologi Italiani (Roma 1915) e la partitura de La Molinara  di Giovanni Paisiello edita direttamente dal Maggio Musicale Fiorentino (stagione 1962). Non tutte le opere in edizione moderna sono lussuose: ad esempio, sono presenti nella collezione musicale molti dei piccoli spartiti per canto e piano in carta economica, corredati di saggi storici introduttivi,  che l’associazione «Gli Amici della Musica da Camera», con sede presso il Palazzo Doria Pamphilj di Roma, stampò presumibilmente a proprie spese dalla fine degli anni Trenta del Novecento, in particolare negli anni più bui della seconda guerra mondiale, dal 1941 al 1943. Tra essi, La Serva padrona e Il Flaminio di Pergolesi (1941) e Adriano in Siria di Pasquale Anfossi (1942).  La casa editrice Otos di Firenze, diretta da Vito Frazzi è presente con gran parte del suo catalogo del periodo tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, comprendente versioni per canto e pianoforte di opere minori di Donizetti e di Rossini (tra esse, Demetrio e Polibio, edizione di Bruno Rigacci per Opera Barga 1979) e titoli rari di operisti italiani dei secoli XVII-XIX (L. Cherubini, D. Cimarosa, Rinaldo Da Capua, G. M. Orlandini, P. Raimondi, A. Sacchini, A. Salieri, T. Traetta). Si ritiene di segnalare lo spartito de Il giocatore di Luigi Cherubini (Opera Barga 1980) e la partitura de La contadina in corte di Antonio Sacchini (1982). Delle edizioni critiche della Fondazione Rossini di Pesaro è invece presente solo la versione canto e piano dell’opera Bianca e Falliero (1985).

In omaggio alla propria regione il marchese Giancarlo Mancinforte ha inserito nella  sua collezione musicale un piccolo gruppo di opere di autori marchigiani cosiddetti minori: Lauro Rossi è presente con lo spartito de La contessa di Mons e la versione per solo piano di Cleopatra (PF); Giuseppe Persiani con poche arie copiate a mano da uno spartito d’epoca dell’Ines de Castro (sez. G, cartella IV, nn. 244-246); Filippo Marchetti con gli spartiti di Ruy Blas e Gustavo Wasa; Domenico Alaleona con lo spartito della sua unica opera, Mirra; Bruno Barilli con lo spartito di Medusa e Lino Liviabella con Antigone.
Paola Ciarlantini

Link
Biblioteca Benincasa di Ancona, Fondo Manciforte Sperelli
Associazione Marchigiana per la Ricerca e Valorizzazione delle Fonti Musicali – ARIM

Bibliografia
C. Assenza e P. Ciarlantini, Le opere teatrali nella Collezione Mancinforte: sezione A,  in «Quaderni Musicali Marchigiani», Associazione Marchigiana per la Ricerca e la Valorizzazione delle Fonti Musicali – ARIM,  2016, 14, pp. 89-186.
P. Ciarlantini, La collezione musicale Mancinforte nella Biblioteca comunale «L. Benincasa» di Ancona,  in «Quaderni Musicali Marchigiani», Associazione Marchigiana per la Ricerca e la Valorizzazione delle Fonti Musicali – ARIM,  2016, 14, pp. 75-88.
P. Ciarlantini, Il fondo musicale e l’archivio storico Mancinforte di Camerano. Una nuova acquisizione della biblioteca «Luciano Benincasa» di Ancona, in «Rassegna degli Archivi di Stato», n. s., XI (2015), pp. 286-303 (pdf –  MB 6.58)
P. Ciarlantini, La collezione musicale Manciforte Sperelli donata al Comune di Ancona, in «Regione Marche»,  XXXVI (2009), 7-12, p. 54.