Alfredo Casella

(1883 - 1947)

Biografia

Alfredo Casella

Alfredo Casella

Alfredo Casella (Torino, 25 luglio 1883 - Roma, 5 marzo 1947) riceve l'educazione di base e i primi insegnamenti musicali dai genitori: impara il francese dal padre Carlo, violoncellista di notevole fama e titolare della cattedra di violoncello al conservatorio "Giuseppe Verdi" di Torino; comincia lo studio dei pianoforte e di altre materie letterarie con la madre, Maria Bordino allieva di Carlo Rossaro, donna di grande cultura. Dotato di un'intelligenza particolarmente acuta, cresce in un ambiente culturale stimolante, dove può frequentare personalità e artisti come Galileo Ferraris, Giuseppe Martucci e il famoso violoncellista Alfredo Platti, suo padrino di battesimo.
Verso i 10-11 anni, Casella sceglie di dedicarsi esclusivamente alla musica: il 15 aprile 1894 tiene il suo primo concerto pubblico al Circolo degli artisti di Torino; successivamente inizia a prendere qualche lezione di pianoforte da Federico Bufaletti e comincia con Giovanni Cravero gli studi di armonia, che riprende poi a Parigi, dove si trasferisce nel 1896. Il 2 novembre 1896 si iscrive al conservatorio di Parigi: è ammesso alla classe di pianoforte tenuta da Louis Diémer, e frequenta il corso di armonia e contrappunto di Xavier Leroux. Dal 1901 segue le lezioni di composizione tenute da Gabriel Fauré, figura fondamentale nella sua formazione musicale.
In questo periodo conosce Zola, Gide, Proust, Daudet, Degas; stringe amicizia con suoi condiscepoli del conservatorio come J.-J. Roger-Ducasse, C. Koechlin e soprattutto G. Enescu e Ravel; incontra infine Debussy con il quale suona poi spesso a quattro mani.
Vince il secondo premio del conservatorio al concorso di pianoforte (luglio 1898) e comincia a presentarsi come accompagnatore del baritono buffo Antonio Baldelli, con il quale collabora per molti anni. Continua a vincere numerosi concorsi: il primo premio di pianoforte (luglio 1899); il secondo premio di armonia (giugno 1900); il secondo premio di un concorso bandito da «Le Figaro», con una delle sue prime composizioni (la Pavane per pianoforte, 1902) e, l'anno successivo, un altro premio conferito da una rivista musicale parigina alle Variations sur une chaconne per pianoforte e alla lirica La cloche fêlée (subito pubblicate dall'editore Mathot). Conclude a 19 anni la sua formazione scolastica, e dà inizio alla sua carriera di pianista al Casinò di Dieppe per entrare, nel 1906, a far parte come clavicembalista della Société des instruments anciens di Henri Casadesus con la quale, per circa tre anni, tiene numerosi concerti in tutta Europa.

Casella e Anna Laetitia Pecci Blunt, 1935

Casella e Anna Laetitia Pecci Blunt, 1935

Amplia le sue conoscenze (Balakirev, Rimskij-Korsakov, l'esordiente Stravinskij, Glazunov, ecc.), e si interessa a lungo di Richard Strauss e in particolare di Mahler, del quale promuove per primo e con entusiasmo la diffusione di molte opere ancora sconosciute in Francia e dal quale viene presentato alla casa editrice Universal Edition di Vienna, presso la quale Casella pubblicherà molte sue composizioni.
Nel 1911 diventa segretario della Société musicale indépendante fondata da Ravel e altri musicisti e presieduta da Fauré, con l'obiettivo di far conoscere e organizzare concerti di musiche contemporanee: nel febbraio del 1914 Casella – poco prima di abbandonare l'incarico – organizza alla Salle des Agriculteurs un concerto dedicato alle opere della giovane scuola italiana con musiche (per la prima volta all'estero) di Pizzetti, Malipiero, Davico, Ferrante, Bastianelli e dello stesso Casella.
Dall'ambiente francese trae suggestioni e impulsi che si traducono da una parte in composizioni dominate dall'uso della poliarmonia, una tecnica politonale approfondita in senso armonico che utilizza le dissonanze in funzione di contrasto: ne sono esempio i Nove pezzi per pianoforte (1914), le Pagine di guerra (1915, appassionata denuncia degli orrori del conflitto bellico), i Pupazzetti (1916, per pianoforte a quattro mani), l'Adieu à la vie (1915), e la Sonatina op. 28 (1916); dall'altra parte riceve l'impulso a procedere verso il neoclassicismo e a creare una musica nazionale italiana.
Oltre a comporre, Casella riprende a presentarsi come pianista solista; collabora per un anno (1913) come critico musicale alla rivista di Georges Clémenceau «L'Homme libre» e prosegue l'azione di diffusione e conoscenza delle opere più significative di musicisti dell'avanguardia musicale, in particolare di compositori italiani. Nel febbraio del 1915 tiene il suo primo concerto – come direttore – all'Augusteo di Roma (dove dirige, in presenza dell'autore, anche Petruška di Stravinskij) e – come pianista – all'Accademia di Santa Cecilia. Dopo la morte di Sgambati, gli viene affidata la cattedra di pianoforte al conservatorio di Santa Cecilia di Roma (carica abbandonata nel 1922). A Roma, dove fissa la sua dimora, fonda nel 1917 (insieme con Respighi, Pizzetti, Malipiero, Perinello, Gui, Tommasini e altri), la Società nazionale di musica (poi denominata Società italiana di musica moderna), con l'obiettivo di difendere e diffondere le opere di giovani compositori, curare il patrimonio artistico del passato e i rapporti musicali con l'estero. A supporto della società, Casella dà vita alla rivista musicale «Ars nova», con gli interventi anche pittori e scrittori italiani e stranieri, tra cui Papini, Carrà, De Chirico, Savinio, Laloy. La società e la rivista chiudono nel 1919, ma rimane viva in Casella la volontà di lavorare per ampliare e difendere la cultura musicale italiana.

Foto di Casella con dedica ad Adolf Leichtle, 1935

Foto di Casella con dedica ad Adolf Leichtle, 1935

In questo periodo, superata la fase armonico-espressionista, si dirige verso un linguaggio asciutto e lineare fino alla spigolosità, come rivela in due composizioni del 1920 (Cinque pezzi per quartetto e Undici pezzi infantili) che segnano un mutamento radicale, caratterizzato dal definitivo abbandono di ogni retorica armonica, dal ritorno a un spontaneo diatonicismo e agli accordi consonanti, dalla conquista di una semplicità melodica.

Numerose tournée, come direttore e come pianista, lo portano in giro per il mondo, in particolare negli Stati Uniti, dove nel 1927 firma un contratto triennale per dirigere i concerti popolari della Boston Symphony Orchestra.
Nel 1923 Casella, insieme con Malipiero e con il patrocinio di D'Annunzio, fonda la Corporazione delle nuove musiche (che diventa, per richiesta del presidente E. J. Dent la sezione italiana della Società internazionale per la musica contemporanea, di recentissima istituzione). Nell'ambito di questo progetto, Casella organizza nel 1924 l'esecuzione in molte città italiane del Pierrot Lunaire di Schoenberg; nello stesso anno dirige, per la prima volta in Italia, L'Histoire du Soldat di Stravinskij e, in occasione del sesto festival della Società internazionale di musica contemporanea (Simc), tenutosi per sua iniziativa a Siena nel settembre del 1928, Les Noces dello stesso autore. Alla Corporazione delle nuove musiche va poi il merito di invitare in Italia compositori come Bartók e Hindemith e di far conoscere le opere di Honegger, Milhaud, Bloch, Kodaly, Poulenc, Ravel e di giovani musicisti italiani come A. Veretti, V. Rieti, M. Labroca, V. Mortari e tanti altri ancora. Dal 1928, l'organizzazione diventa la sezione italiana della Simc, della quale Casella continua a essere il segretario fino alla seconda guerra mondiale.

Intanto procede la sua attività compositiva. Con le opere scritte attorno al 1923 (le Tre canzoni trecentesche, le Quattro favole romanesche, il Concerto per quartetto ecc.), Casella raggiunge la tanto ricercata musica italo-moderna, che si ispira a forme musicali preesistenti, arricchite da allusioni burlesche e ironiche e unite a elementi tratti dalle esperienze musicali contemporanee. A questo periodo appartengono anche opere come il balletto La Giara(1924), Scarlattiana (1926), La Donna serpente (1928-1931), prima sua opera teatrale.

Compositore instancabile, Casella riceve numerose onorificenze: il 12 giugno 1926 la Legion d'onore; nel 1927 viene nominato membro onorario del Sindacato sovietico di belle arti; nel maggio 1930 diventa membro ad honorem della American Academy of Arts & Sciences di Boston e nell'ottobre del 1934 riceve dalla Elizabeth Coolidge Foundation una medaglia per «eminent services to chamber music...»; nel 1937 viene infine nominato membro straniero della Académie des Beaux-arts di Bruxelles, al posto di Glazunov. Nel 1927 la sua Serenata, op. 46 (per clarinetto, fagotto, tromba, violino e violoncello) vince – ex aequo con il terzo quartetto di Bartók – il premio di musica da camera indetto dalla Musical Fund Society di Filadelfia.
Intanto Casella continua la sua attività di organizzatore musicale: nel settembre 1930 dà vita al primo Festival internazionale di musica contemporanea a Venezia, che gli procura l'accusa di esterofilia e gli fa scatenare contro una pesante campagna diffamatoria, aggravata in seguito per motivi razziali, essendo la moglie di origine ebraica.
Nel dicembre del 1930 fonda anche il Trio Italiano (con Alberto Poltronieri e Arturo Bonucci), per un decennio uno dei più applauditi complessi da camera internazionali; nel 1931 (fino al 1936) è condirettore della rivista romana «L'Italia letteraria».
Nel 1932, l'Accademia di Santa Cecilia gli affida il corso di perfezionamento di pianoforte e, per una sola stagione, la direzione artistica dell'Accademia filarmonica romana; nel 1934 (fino al 1942), succedendo al maestro C. Gouvierre, tiene il corso estivo di pianoforte presso l'Accademia chigiana di Siena. A Siena nel 1939 Casella istituisce, con il contributo del conte Chigi Saracini, le Settimane senesi, grazie alle quali, nei quattro anni sotto la sua direzione, riesce a far conoscere il notevole e dimenticato patrimonio musicale italiano: dedica infatti le Settimane a Vivaldi, agli Scarlatti (Alessandro e Domenico, ma anche Pietro, Francesco e Giuseppe), ai musicisti veneziani dei secoli XVI-XVIII (i Gabrieli, Monteverdi, Cavalli, Torelli, Bassani, Steffani, ecc.), a Pergolesi.
Colpito da grave malattia a Siena nell'estate del 1942, Casella rinuncia al corso di perfezionamento in pianoforte, pur continuando a dare lezioni di pianoforte a casa sua, a comporre alcune delle sue opere più impegnate (come i Tre canti sacri, del 1943, e la Missa Solemnis pro Pace, del 1944, considerato il suo testamento artistico), a curare la revisione e l'edizione critica di grandi musicisti del passato, tra cui Bach, Mozart, Chopin. Casella appare in pubblico per l'ultima volta l'11 febbraio 1947 come pianista in un concerto dell'Accademia filarmonica romana al Teatro Eliseo di Roma. Muore il 5 marzo di quello stesso anno.
Nella sua produzione si rivela un'evoluzione che, partita da premesse post-romantiche (Mahler e il primo Schoenberg), entra poi nella temperie cosiddetta "oggettiva" cui aveva introdotto Stravinskij.
Tra i suoi lavori emergono le opere teatrali La donna serpente (1932), La favola di Orfeo (1932) e Il deserto tentato (1937); i balletti Il convento veneziano (composta nel 1911-1912, rappresentata 1925), La giara (1924) e La rosa del sogno (1943); la rapsodia Italia (1909) e Introduzione, aria e toccata (1933); Sinfonia (1939-1940) per grande orchestra, concerti, musiche da camera e pianistiche, la Missa solemnis pro pace (1944).
Inoltre, Casella ha curato la revisione critica di numerose opere per pianoforte di importanti autori (tra cui Beethoven, Bach e Chopin), molte delle quali in uso ancora oggi nella didattica pianistica dei conservatori.

Archivio

Il suo archivio, che documenta della sua vita dal 1890 alla morte, e si estende fino al 1989 con documentazione acquisita in seguito, è stato donato dagli eredi Casella alla Fondazione "Giorgio Cini" il 25 ottobre 2001.
Comprende circa 23.000 documenti in originale e copia fotostatica o fotografica, relativi alla carriera artistica di Alfredo Casella e riguardanti manoscritti musicali, scritti, programmi di concerti, recensioni e saggi scritti.

Consulta l'archivio

Complessi archivistici

Bibliografia

Alfredo Casella, a cura di F. D'Amico e G. M. Gatti, Milano, Ricordi, 1958.
Alfredo Casella negli anni di apprendistato a Parigi, in Atti del Convegno internazionale di studi (Venezia, 13-15 maggio 1992), a cura di G. Morelli, Firenze, Olschki, 1994.
Alfredo Casella e l'Europa, in Atti del Convegno internazionale di studi (Siena, 7-9 giugno 2001), a cura di Mila De Santis, Firenze, Olschki, 2003.
G. M. Gatti, Musicisti moderni d'Italia e di fuori, Bologna, F. Bongiovanni, 1925.