Alberto Cametti

(1871 - 1935)

Biografia

Alberto Cametti

Alberto Cametti

Alberto Cametti (Roma, 5 maggio 1871 - ivi, 1° giugno 1935) è stato allievo del Liceo musicale di Santa Cecilia di Roma, dove ha studiato organo con Filippo Capocci e pianoforte con Andrea Morucci. Successivamente ha avuto come maestri di composizione Gaetano Capocci e Stanislao Falchi. Diplomatosi nel 1895, è stato organista e maestro di cappella in varie chiese romane, tra cui San Luigi de' Francesi, che ha diretto per alcuni anni, e Santa Maria in Vallicella dove, nel 1898, ha istituito anche una schola cantorum.
Sostenitore del movimento ceciliano, si è adoperato attivamente per il rinnovamento della musica sacra, pubblicando vari articoli sia sulla «Gazzetta musicale di Milano» (1895, n. 23) sia sul «Bollettino musicale romano», che aveva acquistato e diretto dal 1899 e poi fuso nel 1900 con il periodico «Santa Cecilia», dove ha sostenuto la necessità di procedere a una «epurazione delle religiose melodie» (I [1899], fasc. 8). Nel 1905, nominato da Pio X membro della commissione pontificia di arte musicale sacra, ne è divenuto in seguito vice segretario. Membro della Società gregoriana e bibliotecario per vari anni dell'Accademia filarmonica romana, ne ha redatto la storia nel 1924 e ne ha assunto poi la direzione artistica (1925-1927). È stato accademico presso l'Accademia di Santa Cecilia, poi segretario della presidenza dell'assemblea generale (1898-1913), consigliere (1901-1903) e dal 1920 censore del consiglio direttivo. Cametti è stato anche accademico dell'Arcadia, membro della Società internazionale di musicologia, consigliere dell'Associazione dei musicologi italiani e corrispondente dell'Istituto musicale di Firenze; queste e altre cariche sono state il riconoscimento dovuto non soltanto all'opera da lui svolta come attento ricercatore e studioso della musica del passato, ma anche alla sua attività artistica e letteraria. È stato infatti direttore d'orchestra e apprezzato solista di organo e pianoforte e dal 1919 al 1920 ha compiuto una tournée negli Stati Uniti e in Canada con il Quartetto vocale romano della cappella Sistina.
Attivo pubblicista, è stato corrispondente della «Cronaca musicale di Pesaro» (1896-1904), della «Gazzetta musicale di Milano» (1897-1902), della «Santa Cecilia» di Torino (1900-1902) e suoi saggi e articoli sono apparsi numerosi, oltre che nell'«Annuario dell'Accademia di Santa Cecilia», in riviste e periodici musicali italiani e stranieri.

Della sua attività di compositore restano pezzi da camera, brani per organo e per pianoforte, liriche, ma soprattutto composizioni di genere sacro, di cui si ricordano in particolare una Messa pro Defunctis per 4 voci soliste (1902), Laudate Pueri per 4 voci soliste e coro (1904), mottetti, litanie, offertori, messe e vari pezzi vocali, in gran parte conservati manoscritti.

Più importante della sua produzione musicale, è stata però la sua attività di studioso della storiografia musicale. Cametti ha dedicato le sue ricerche in particolare alla conoscenza della vita musicale romana, ricostruendo un quadro completo della vita teatrale a Roma nel secolo XIX, che ha illustrato in una serie di conferenze pubblicate tra il 1916 e il 1934 nell'Annuario dell'Accademia di Santa Cecilia, sotto il titolo La musica teatrale a Roma cento anni fa. Altrettanto prezioso per ampiezza di documentazione e ricco di notizie inedite è Il Teatro di Tordinona poi di Apollo (Tivoli, 1918), opera in cui, oltre ad illustrare i rapporti intercorsi tra Stradella, Pasquini e altri celebri compositori dell'epoca, ha fornito una cronologia completa e particolareggiata di quel teatro. Fondamentale nella storia degli studi palestriniani è inoltre il suo Palestrina (Milano, 1925), un lavoro sulla vita e l'opera del grande polifonista romano, cui ha dedicato oltre venti anni della sua attività di ricerca.
Cametti è morto a Roma il 1º giugno 1935.

Archivio

Il fondo Alberto Cametti, dono del figlio, è conservato presso l'Accademia nazionale di Santa Cecilia. Contiene una gran messe di appunti e materiali di lavoro che lo studioso ha prodotto.
Nel 2009 i nipoti hanno aggiunto in dono un suo ritratto a olio, alcune fotografie e un'importante lettera di Giuseppe Verdi.

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Complessi archivistici