Alberto Gentili

(1873 - 1954)

Biografia

Alberto Gentili

Alberto Gentili

Alberto Gentili (Vittorio Veneto, Treviso, 21 maggio 1873 - Torino, 15 settembre 1954) studia presso il Collegio "Marco Foscarini" di Venezia, dove ha come insegnanti Zenoni, Pompeo Molmenti, Feifhofer, e dove ha i primi contatti con il mondo della musica.
A 19 anni Gentili intraprende lo studio sistematico della composizione, prima a Padova, sotto la guida di un frate, erede della tradizione contrappuntista di padre Martini e di padre Mattei, e successivamente con Pollini, preparandosi così ad essere ammesso al terzo corso nel Conservatorio di Bologna. Qui è apprezzato dal direttore Giuseppe Martucci, che vuole seguirlo come allievo personale. In quattro anni Gentili consegue contemporaneamente la laurea in legge e il diploma di composizione, entrambi con il massimo dei voti e la lode.
Le sue successive esperienze lo vedono a Milano (1897) per la preparazione dei concerti diretti da Lamoureux al Teatro alla Scala, e poi a Monaco di Baviera, dove decide di curare il proprio perfezionamento, appoggiandosi al direttore d'orchestra Hermann Levy, suo lontano cugino: da questi viene introdotto presso Rheinberger, che gli forma un vasto repertorio teatrale e sinfonico, curando in particolare lo studio dell'interpretazione e degli stili. Si deve ritenere che il periodo trascorso in uno dei centri più vitali della cultura musicale tedesca sia stato per lui particolarmente fecondo, e per le possibilità di ascolto e per le occasioni di incontri con compositori e direttori d'orchestra, come ad esempio Strauss. Sono infatti di quel periodo, accanto ad una intensa attività di direzione (concerti e opere a Montecarlo, Menton, Bologna ecc.) la composizione di un'opera in un atto, Natale, su libretto tedesco, e il successo nel concorso per secondo direttore, indetto dal Teatro imperiale di Wiesbaden.
Si tratta comunque di una permanenza relativamente breve, perché nel 1900, essendo l'opera Natale inclusa nel cartellone del Teatro di Corte a Monaco di Baviera, Gentili rinuncia al posto per seguire la preparazione del proprio lavoro, che ottiene il più lusinghiero successo. Nello stesso anno, la morte del padre obbligano Gentili a rientrare in Italia e ad abbandonare l'attività musicale.
Gentili si stabilisce a Roma come addetto alla sezione brevetti della ditta fondata da Firlanini, operante nel campo dei motori. Di questo contatto con il mondo della tecnica è testimonianza la costruzione da parte di Gentili di un apparecchio, il ritmografo, in grado di registrare elettricamente ampiezza e durata dei movimenti di un direttore d'orchestra e di riprodurli visivamente. Salutata con interesse da personaggi come Joachim, Busoni, Tosti, Ochs, Levy, Fleischer ecc., l'invenzione viene acquistata da una compagnia americana. Nel 1904, ottiene un secondo brevetto, un tasto telegrafico celere. La velocità di riproduzione e trasformazione grafica, in caratteri normali, era tale da precorrere i tempi sulla trasmissione telegrafica.

Sempre rimanendo nel campo dei brevetti, Gentili si trasferisce poi a Londra, dove riprende parallelamente l'attività creativa, musicando il libretto per l'opera comica Bufere estive del poeta e scrittore inglese De Lara. Ma di nuovo motivi familiari lo richiamano in Italia per un periodo particolarmente infelice: questa volta però, concluse le complicate vicende della successione, Gentili torna in Germania per svolgere la sua attività di musicista come insegnante e come compositore.
Di questo periodo è la pubblicazione di liriche e composizioni a più voci su testi tedeschi e delle due opere Natale (presso Kessler di Treviri) e Bufere estive (presso Feuchtinger, di Stuttgart). La messa in scena di quest'ultima opera al Politeama Chiarella di Torino nel 1912 è l'occasione per un ulteriore e definitivo trasferimento: rientrato in Italia per assistere alla rappresentazione, Gentili si sposa e si stabilisce a Torino. Lo scoppio della Prima guerra mondiale ha per Gentili – che ormai non ha più l'età per essere chiamato alle armi – l'effetto di isolarlo da quegli ambienti musicali tedeschi con cui aveva stabilito i rapporti più consistenti: questa condizione fa riaffiorare in lui gli interrogativi giovanili e con essi lo stimolo a ricercare una struttura teorica capace di abbracciare, accanto alla produzione classica, anche le esperienze della musica contemporanea.
Sono anni di impegno totale, il cui esito, il trattato Nuova Teorica dell'Armonia, si proponeva in sostanza di far confluire le esigenze della libertà creativa in una vasta intelaiatura retta da una costante e indefettibile logica. Dall'inizio del secolo, nei centri dove la cultura procedeva all'avanguardia, i musicisti non erano rimasti estranei ai rivolgimenti che nuovi indirizzi scientifici andavano imprimendo a tutte le correnti del pensiero. Nel campo musicale, questi rivolgimenti venivano in luce ad opera del viennese Schönberg e della sua scuola, in particolare, con cui si verificava il distacco da tutti quei postulati che avevano regolato la composizione musicale negli ultimi due secoli.
Ciò che tormenta Gentili, però, consiste nel problema di dare un inquadramento teorico ai procedimenti adottati come eccezioni alle regole dai grandi del passato da Beethoven in poi, e universalmente accettati come "licenze poetiche".
Per parecchi decenni il trattato, per la sua importanza, riscuote notevole approvazione in Europa e in America. Ancora negli anni Sessanta-Settanta, una musicista israeliana, Heinke Piattelli, entusiasta, ne prepara la traduzione in giapponese, basandosi su quella inglese. Il primo a capire il valore di un simile lavoro era stato il compositore G. F. Ghedini, che ottiene in breve l'interessamento dell'editore Bocca. Malgrado le difficoltà pratiche, il trattato viene pubblicato e vede la luce nel 1925. Uno tra i più significativi apprezzamenti proviene da Toscanini, pochi mesi dopo. Quando Gentili lo incontra per offrirgli una copia del volume, Toscanini dimostra di conoscerlo già a fondo e afferma di considerarlo una pietra miliare nella storia della musica. Nel 1927 viene tributato a Gentili un riconoscimento ufficiale, costituito da un premio annuale decretato dal Ministero dell'economia nazionale, per la migliore opera di scienza e di cultura.

In seguito alla risonanza ottenuta dalla pubblicazione del trattato, Gentili viene chiamato a insegnare Storia della musica, all'Università di Torino, cattedra istituita per la prima volta in una Facoltà di lettere e filosofia. La mancanza di una preparazione specifica nello studente poneva seri problemi, specialmente per la necessità di integrare l'insegnamento con esemplificazioni che Gentili esponeva direttamente, avendo potuto introdurre, non senza contrasti, un pianoforte nelle austere aule di via Po.
La nuova materia di insegnamento veniva così progressivamente acquistando una sua definizione nel quadro di una facoltà contrassegnata da una tradizione positivista. Il gradimento per il corso viene testimoniato sia dalla entità delle frequenze, sia dalla scelta di molti di svolgere la tesi di laurea in Storia della musica.

Un capitolo particolare dell'attività di Alberto Gentili è quello legato alla vicenda degli antichi manoscritti musicali entrati per opera sua nel patrimonio della Biblioteca nazionale di Torino. Al direttore della biblioteca, Luigi Torri, era stata richiesta, nel 1926, la stima di una partita di volumi depositata in un collegio tenuto da religiosi, nel Monferrato, e poiché veniva segnalata, tra i libri, l'esistenza di materiale musicale, egli aveva chiesto a Gentili di collaborare con lui. Così toccano a lui il privilegio e l'emozione di portare alla luce quei volumi dalle antiche, preziose rilegature, nei quali egli andava via via riconoscendo lo stile di alcuni grandi autori del Sei e Settecento. A volte nomi famosi erano scritti all'inizio e alla fine di un brano, ma ben spesso risultavano rilegati assieme fogli di carta differenti, recanti più grafie musicali diverse tra loro e anche probabili copie dell'epoca, il che rendeva arduo il lavoro di identificazione.
Sulla base della propria preparazione e di un intenso lavoro di analisi e di riscontro, egli giunge a formulare una serie di attribuzioni del più alto interesse: i nomi di Vivaldi, di Stradella, di Traetta, di Gasparini e di altri autori insigni stavano a testimoniare l'altissimo valore della raccolta che Gentili aveva potuto esplorare e che, d'accordo con Luigi Torri, era ben deciso a non vedere sottrarre alla Biblioteca nazionale.
La composizione del materiale, caratterizzata da discontinuità e incompletezza della numerazione dei volumi, lasciava aperta una questione di fondamentale importanza circa la possibile esistenza del materiale corrispondente ai numeri mancanti.

Con rigorosa logica, Gentili avanza l'ipotesi che si tratti non di una raccolta organica, bensì del troncone di una ben più vasta raccolta, smembrata forse da persone incompetenti per qualche divisione di eredità. Ipotesi confermata, dopo una lunga e avventurosa ricerca attraverso biblioteche e archivi, dal ritrovamento di precise notizie sulla provenienza del primo gruppo di libri, già proprietà dei marchesi Durazzo di Genova: presso quella stessa famiglia si era potuto constatare l'esistenza dell'altro troncone della raccolta. Anche questa volta, in seguito all'azione di Gentili viene riunito nella Biblioteca nazionale un blocco di documenti musicali per lo più sconosciuti, di altissima rilevanza nel panorama della musica barocca e rinascimentale. Di particolare rilievo, sia per la genialità delle opere sia per la loro consistenza, il materiale di Antonio Vivaldi. Di questo autore si conoscevano le composizioni conservate nella biblioteca di Dresda, ma altri lavori e soprattutto la massima parte dei concerti per strumenti vari, l'opera sacra e quella teatrale erano del tutto sconosciuti e si ritenevano definitivamente scomparsi. Fu indubbio effetto del ritrovamento la grande e giustificata diffusione delle opere di Vivaldi, oggi considerato fra i massimi talenti musicali della sua epoca, e fu merito del Gentili aver dato inizio alla pubblicazione sistematica dei testi più importanti delle collezioni in una apposita collana edita da Casa Ricordi e da lui diretta, sino a quando le leggi razziali non troncano la sua attività anche in questo campo.

Nei pochi anni in cui ha potuto dedicarsi alle musiche delle collezioni, Gentili provvede alla scelta di quelle opere che maggiormente gli appaiono degne di essere date alle stampe, previo il necessario, impegnativo lavoro di trascrizione, di armonizzazione e di attribuzione a certi strumenti, dato che il più delle volte i manoscritti, come in uso all'epoca della loro redazione, contenevano solamente le linee melodiche, vocali o strumentali e una pura traccia della parte accompagnamentale. Per i concerti solistici, egli chiama a collaborare insigni strumentisti. Gentili si occupa personalmente in particolar modo dell'opera Forza d'amor paterno di Alessandro Stradella, di cui si aveva notizia, ma il cui testo musicale era stato considerato irrimediabilmente perduto. Con queste pubblicazioni di capolavori tratti dalle raccolte, Gentili dava un contributo fondamentale, da un lato al chiarirsi delle posizioni culturali che un musicista contemporaneo può assumere nell'elaborazione di opere del passato, dall'altro al rinnovamento dell'interesse che da allora si è continuamente accresciuto concentrandosi per larga parte sulla produzione di Vivaldi, autore che proprio a partire dal ritrovamento dei fondi torinesi aveva richiamato l'attenzione degli studiosi e del pubblico.

Dal 1938 alla fine della guerra, Gentili rimane quindi emarginato, rispetto a quelli che erano stati gli elementi portanti della sua attività: trova tuttavia la forza per riprendere, nel 1943-1944, la sua Nuova Teorica dell'Armonia, curandone una nuova redazione, più agile della prima, nella quale conferma e perfeziona i fondamenti che in quella avevano trovato espressione. A guerra finita, il nuovo testo sarebbe stato pubblicato dalla casa editrice Genio, divenuta poi Suvini e Zerboni. Nella stessa epoca, la Facoltà di lettere dell'Università di Torino offre a Gentili di riprendere il suo insegnamento, sia pure per l'ormai brevissimo periodo che lo separa dal raggiungimento dei limiti d'età. Questo motivo e la stanchezza per le molte traversie superate lo dissuadono dall'accettare. Egli preferisce dedicarsi ancora alle musiche antiche e alla composizione di qualche lavoro orchestrale originale proprio. Ottiene, tra l'altro, la prima esecuzione moderna dell'opera di Stradella, Forza d'amor paterno, radiotrasmessa dalla Rai nella sua elaborazione. Fu questa esecuzione, avvenuta nel 1953, una delle sue ultime gioie, dopo le molte amarezze degli anni precedenti: nel settembre dell'anno successivo, infatti, ormai ottantunenne, Alberto Gentili chiude a Torino la sua nobile, laboriosa esistenza.

Archivio

Spezzoni dell'archivio di Alberto Gentili sono conservati, oltre che presso gli eredi, nella Biblioteca del Conservatorio di musica "Giuseppe Verdi" di Milano e presso la Biblioteca nazionale universitaria di Torino.
Il fondo Gentili presso la Biblioteca del Conservatorio di musica "Giuseppe Verdi" di Milano comprende manoscritti in parte autografi e esemplari a stampa di composizioni per voce e orchestra (6), voce e pianoforte (27), coro a cappella (2), pianoforte solo (21) e pianoforte a 4 mani (5), orchestra (6), organici vari da camera (10). Sono inoltre collocati in biblioteca libri a stampa appartenuti a Alberto Gentili. Le musiche donate alla Biblioteca del Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano da Massimo Gentili-Tedeschi, nipote di Alberto Gentili, sono in corso di inventariazione nell'ambito del progetto Spazio europeo della memoria musicale, istituito nel 2007 presso la stessa biblioteca.
La Biblioteca nazionale universitaria di Torino conserva scritti inerenti la storia della musica e le lezioni tenute all'Università.

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