Arrigo Boito

Biografia

Arrigo Boito

Arrigo Boito

Arrigo Boito (battezzato Enrico Giuseppe Giovanni; Padova, 24 febbraio 1842 - Milano, 10 giugno 1918) intraprende i primi studi musicali a Venezia sotto la guida di Antonio Buzzolla; poi al conservatorio di Milano, dal novembre 1853 al settembre 1861, segue i corsi di pianoforte, violino e armonia. Studia composizione e storia ed estetica della musica con l'udinese Alberto Mazzucato. Insieme all'amico Felice Faccio, che si occupa della parte musicale, per l'anno scolastico 1859-1860 Boito presenta la "cantata patria" Quattro giugno, eseguita l'8 settembre 1860. Sul frontespizio dello spartito (stampato nel 1860), per la prima volta Boito si firma Arrigo. Nel 1861 Boito e Faccio conseguono il diploma di composizione, presentando in collaborazione un "mistero" per soli, coro e orchestra dal titolo Le sorelle d'Italia. Un sussidio governativo «per perfezionarsi nell'arte musicale» permette a Boito e Faccio di recarsi insieme a Parigi, dove frequentano la casa Rossini alla Chaussée d'Antin e incontrano Berlioz, Gounod, Auber, il drammaturgo e librettista Legouvé e Verdi. Quest'ultimo commissiona a Boito le parole per un Inno delle nazioni da suonare durante la cerimonia inaugurale dell'Esposizione internazionale di Londra il 24 maggio 1862. Durante i mesi trascorsi a Parigi, Boito assiste alla impetuosa esecuzione del Tannhäuser di Wagner, ne scrive una cronaca musicale sulla «Perseveranza» di Milano, avviando un'intelligente attività giornalistica e cominciando a dar corpo all'idea di mettere in musica il Faust e una tragedia su Nerone. Dopo un periodo di viaggi in Germania, Belgio, Gran Bretagna e Polonia, nel novembre del 1862 Boito si trasferisce a Milano. Nella metropoli lombarda si inserisce (come il fratello Camillo, scrittore e architetto) nell'ambiente della Scapigliatura; partecipa alla vita dei salotti (tra cui quello della contessa Maffei, quello di donna Vittoria Cima e quello dei conti Lurani), e stringe amicizia con Emilio Praga, Giovanni Camerana, Giovanni Verga, Luigi Capuana, Luigi Gualdo, Giuseppe Giacosa, col quale stabilisce una vera e propria solidarietà d'arte. Con Praga dirige, con l'aiuto di Bernardino Zendrini, l'ebdomadario «Figaro», protagonista dal gennaio al marzo 1864 di impetuose discussioni letterarie, dirette in particolare contro la scuola manzoniana, in difesa di un'arte indipendente e realista. Il Libro dei versi, un'esile raccolta di poesie scritte negli anni giovanili, contiene temi e atmosfere di gusto tardoromantico, che documentano il grado di affinità tra Boito e gli Scapigliati: si nota infatti, in particolare, un atteggiamento ribelle e la scelta di simili motivi e toni, oltre che l'interesse verso i rapporti e le corrispondenze tra le diverse arti. Tappa essenziale della poesia di Boito è il poemetto polimetrico dialogato Re Orso, fiaba medievale apparsa nel 1865 nella «Strenna italiana» e presso l'editore Brigola, poi più volte rimaneggiata e ristampata.

Nel 1866 Boito si arruola coi volontari garibaldini nello stesso reggimento dell'amico Faccio. Conclusa l'impresa garibaldina, Boito torna a Milano. Negli anni seguenti scrive libretto e musica del Mefistofele (tratto dal Faust di Goethe), che presenta alla Scala di Milano nel 1868 (si tratta di un insuccesso). Rielaborato, lo ripropone nel 1875 al teatro Comunale di Bologna raggiungendo il tanto desiderato trionfo (l'opera subisce altri cambiamenti che confluiscono nella versione definitiva del 1881). Boito nel frattempo lavora a lungo al Nerone, si lega a Giuseppe Verdi e intraprende un dialogo amoroso con Eleonora Duse (dal 1887 al 1898 e di nuovo nel 1904). Nominato senatore del Regno nel 1912, commosso, partecipa moralmente alle vicende della Prima guerra mondiale.

L'incontentabile attività artistica, indirizzata in particolare a perfezionare e rielaborare il sempre incompiuto spartito di Nerone, si svolge in una solitudine sempre più grande, soprattutto dopo la morte del fratello Camillo, che viveva con lui, avvenuta 28 giugno 1914. Arrigo, ricoverato in una clinica milanese, muore per angina pectoris il 10 giugno dello stesso anno.
Un suggestivo epistolario permette di conoscere la personalità di Arrigo Boito, uomo di lucida e agile intelligenza, dall'ampia cultura europea, dalla molteplicità delle relazioni umane. Legge senza sosta i classici e particolarmente Dante, Shakespeare e Goethe, così come è aperto agli influssi più vari, da quello di Byron a quello di Baudelaire, di Heine, di Théodore de Banville, di Hugo poeta ma anche teorico del teatro. Intrattiene contatti epistolari con Richard Wagner, Paul Bourget, Federico De Roberto, François Coppée, Emilio Treves, Gerolamo Rovetta, Antonio Fogazzaro (di cui segue con interesse l'attività narrativa), Giovanni Ricordi, Sebastiano Rumor (noto bibliotecario vicentino), Arturo Toscanini, Camille Bellaigue, Corrado Ricci.
Si dedica alla scrittura dei libretti e dà il via ad una riforma simile a quella intrapresa da Apostolo Zeno e Ranieri de' Calzabigi, che intende restituire piena dignità al testo letterario, considerato non secondario alla musica. Dopo Amleto (1863), Boito riesce a concentrare nel libretto del Mefistofele l'intero contenuto e il significato essenziale del Faust; per la musica di Ponchielli scrive, con lo pseudonimo di Tobia Gorrio, il cupo libretto della Gioconda, tratto da spunti di un'azione drammatica di Victor Hugo, Angelo tyran de Padoue.Per Coronaro, Catalani, San Germano, Palumbo, Dominiceti compone, rispettivamente, i libretti intitolati Un tramonto, La falce, Semira, Pier Luigi Farnese, Iràm. In particolare compone per Verdi: l'Otello e il Falstaff, che, pur all'interno dei modelli shakespeariani (l'Enrico IV e Le allegre comari di Windsor), è riconosciuta come una delle sue più vivaci e originali realizzazioni. In Boito, Verdi trova un collaboratore in grado di accontentare le sue ultime e più difficili necessità drammaturgiche. Nelle opere per Verdi, Boito riesce a realizzare in maniera compiuta la fusione tra musica e dramma, il superamento delle forme chiuse tradizionali che a lungo aveva sperimentato senza esito positivo nelle proprie opere.

Tra i libretti, speciale considerazione merita Nerone (1901), uno dei più complessi e suggestivi drammi di Boito, che tiene impegnato lo scrittore in un lungo lavoro di ricerca delle fonti, schedatura, elaborazione, revisione. L'opera Nerone, rimasta incompiuta, viene rappresentata postuma il 1º maggio 1924 alla Scala di Milano, sotto la direzione di Arturo Toscanini che, insieme con Vincenzo Tommasini e Antonio Smareglia, completa la partitura basandosi sulle indicazioni e gli appunti lasciati dal Boito. L'Ente italiano audizioni radiofoniche sceglie il Nerone per effettuare uno dei primissimi collegamenti nella storia della radio italiana, ma Toscanini rifiuta. Sempre il Neroneviene poi scelto per inaugurare il 2 febbraio 1928 il Teatro Reale dell'Opera di Roma, già "Costanzi".
Boito si dedica anche alla traduzione in lingua italiana dei libretti del Der Freischütz (Il franco cacciatore) di Carl Maria von Weber, Ruslan e Ludmilla di Michail IvanovičGlinka, Rienzi e Tristano di Richard Wagner, Le cento vergini di Lecocq, Armida di Gluck; rimaneggia il Simon Boccanegra (1881) e traduce Antonio e Cleopatra di Shakespeare, preparata nel 1888 per la Duse. Sempre per la Duse, traduce anche Macbeth eRomeo e Giulietta.
Come narratore Boito compone L'Alfier nero, Iberia e Trapezio (incompiuto), pubblicati rispettivamente nel «Politecnico» del marzo 1872, nella «Strenna italiana» del 1868 e nella «Rivista minima» (in quindici numeri del 1867 e in quello del 18 gennaio 1874). La sua produzione letteraria appare nel complesso più interessante di quella musicale anche se mostra una certa incompiutezza. L'incompiuto tuttavia è un carattere proprio del linguaggio di Boito, la cui ispirazione è fondata sull'antitesi Bene e Male. Un dualismo che nella musica si traduce in modi schematici e a volte forzati, influenzati da un gusto eclettico che proviene da Giacomo Meyerbeer e dalla romanza da salotto. A Boito è infine riconosciuto un ruolo fondamentale nell'ampliamento del gusto musicale italiano, frutto del suo incessante lavoro volto a far circolare idee e opere di altri artisti dell'epoca.

Oggetti digitali

Incisione di Arrigo Boito eseguita da Ambrogio Centenari, da una fotografia dei Fratelli Vianelli, 1887 (Fondazione Istituto nazionale di studi verdiani) Ritratto litografico di Arrigo Boito di Carlo Felice Biscarra, 1875 ca (Collezione privata)