Bruno Maderna

(1921 - 1973)

Biografia

Bruno Maderna

Bruno Maderna

Bruno Maderna (Venezia, 21 aprile 1921 - Darmstadt, 13 novembre 1973) viene avviato alla musica dal padre Umberto Grossato, musicista d'intrattenimento, che gli trasmette i primi rudimenti musicali e a soli 7 anni, dato il suo precoce talento, lo fa esibire come violinista e direttore nella sua orchestrina, The Happy Grossato Company. Nel 1934, preso sotto tutela da Irma Manfredi, ricca signora veronese, inizia lo studio della composizione con A. Pedrollo. Dal 1937 al 1940, continua gli studi musicali a Roma con A. Bustini (maestro di G. Petrassi e di C. M. Giulini), diplomandosi in composizione nel 1940 al Conservatorio di Santa Cecilia.
Nello stesso anno diventa allievo di G. F. Malipiero nell'ambito del corso di perfezionamento per compositori al conservatorio "B. Marcello" di Venezia, che frequenta per due anni; nel frattempo segue un corso di direzione d'orchestra a Siena con A. Guarnieri. Da Malipiero, Maderna eredita l'interesse per la musica antica e per la polifonia rinascimentale e la necessità di confrontarsi costantemente con la storia, in opposizione alla scelta dell'avanguardia di rompere ogni legame con il passato. Nelle sue prime composizioni si colgono infatti elementi di ascendenza madrigalistica, insieme ai modelli neoclassici (Serenata del 1946), e a quelli di Stravinskij e Bartók che emergono nel Quartetto del 1946.
Dal 1947 al 1950 Maderna insegna al Conservatorio di Venezia; nel 1948, su consiglio di Malipiero, frequenta i corsi di direzione, tenuti a Venezia da H. Scherchen, che lo avvicina alla tecnica dodecafonica e lo invita a visitare i Ferienkurse für Neue Musik di Darmstadt. A partire dal 1949, e per tutto il decennio successivo, Maderna è tra le figure di primo piano ai Ferienkurse (accanto a P. Boulez, L. Nono, K. Stockhausen), dove dirige l'orchestra del Musikinstitut e tiene corsi di composizione, di analisi e di direzione d'orchestra. A Darmstadt, Maderna impiega le tecniche seriali, con severi processi di proliferazione e di permutazione, ma ricorrendo a originali procedimenti grafici, inseguendo una continua osmosi con stili e forme della tradizione e mirando a imprimere un respiro non meccanico a quei congegni seriali. Gli Studi per "Il processo" di F. Kafka del 1950 e la Serenata n. 2 del 1954 rivelano per esempio una spinta espressionistica che rimanda ad A. Schönberg; nel quartetto per archi del 1955, opera fondamentale di quel periodo con una struttura speculare di due movimenti, la rigorosa struttura seriale svela una certa melodiosità e flessuosità delle linee; nel concerto per pianoforte del 1959, dedicato al pianista D. Tudor, Maderna rende conflittuale il rapporto tra solista e orchestra e crea una precisa drammaturgia, ricorrendo anche a violente componenti gestuali e rumoristiche nella parte del solista.
Maderna coniuga anche i principi seriali con materiali non dodecafonici e sperimenta nuove forme di contaminazione, utilizzando citazioni, frammenti tratti dalla storia della musica, motivi popolari: per esempio, il corale Von Deinem Thron tret'ich hiermit viene usato nella Fantasia e fuga per due pianoforti del 1949 (la sua prima opera eseguita a Darmstadt); l'Epitaffio di Sicilo è invece alla base di Composizione n. 2 per orchestra del 1950, dove accanto a scale modali appaiono anche ritmi di valzer e di rumba.
Anche la produzione elettronica di quegli anni appare piuttosto distante dal purismo praticato nello studio di Colonia: Musica su due dimensioni (1952) combina suoni elettronici e suoni prodotti dal vivo (da un flauto e un piatto); Syntaxis (1957) nasce quasi come un'improvvisazione, basata sugli stimoli offerti di volta in volta dal materiale, e fa ricorso anche a un selezionatore di ampiezza che imprime una certa articolazione ritmica al pezzo; Continuo (1958) è costruito su un unico suono che attraversa 22 stadi di lenta e graduale elaborazione, che si alternano senza soluzione di continuità; Dimensioni II: Invenzione su una voce (1960) parte da un testo del poeta tedesco H. G. Helms, variamente articolato e modulato dalla voce di Cathy Berberian, che genera una complessa rete di relazioni interne anche nel confronto con la voce dal vivo.

Grande è l'ascendente che Maderna esercita sui compositori italiani che frequentano Darmstadt in quegli anni (L. Nono, L. Berio, F. Donatoni e A. Clementi): alla sua origine il valore attribuito da Maderna all'intuizione e alla fantasia, anche all'interno dei rigorosi procedimenti seriali, il gusto per la concretezza delle immagini sonore, l'approccio pragmatico ai problemi della composizione, la sua apertura alla diversità dei linguaggi (Maderna per primo analizza a Darmstadt le opere di J. Cage). Per questi stessi motivi, Maderna si allontana via via dagli esperimenti più radicali dell'avanguardia, approdando nell'ultimo decennio, alla ricerca di una continua osmosi tra stili e materiali diversi che si traducono spesso in forme di teatro o in radiodrammi come Don Perlimplin opera radiofonica in un atto (Rai 1962), Il mio cuore è nel Sud, ballata radiofonica per soprano e orchestra (testo di G. Patroni Griffi; Rai 1950); Ritratto di Erasmo (radiodramma, Rai 1969). In Don Perlimplín, per esempio, "ballata amorosa" basata sull'omonima commedia di F. García Lorca, unisce materiali strumentali tratti da precedenti composizioni, procedimenti d'improvvisazione con strumenti che mimano la voce umana, elementi stilistici riferiti alla polifonia cinquecentesca, al jazz, alla musica leggera, ai moderni ballabili.
Intanto nel 1950 Maderna debutta come direttore d'orchestra a Monaco (invitato da K. A. Hartmann), e dà inizio a un'intensa carriera, dedicata all'inizio soprattutto agli autori della seconda Scuola di Vienna e alla musica contemporanea.
Interessato alle nuove tecnologie, nel 1955, insieme con L. Berio (e con la collaborazione tra gli altri di R. Leydi, L. Rognoni, P. Santi) fonda lo studio di fonologia musicale presso la Rai di Milano.
Il primo lavoro di Maderna per il teatro, Hyperion, "lirica in forma di spettacolo" (1960-1969) nata dalla collaborazione con V. Puecher, e composta su testi di F. Hölderlin e fonemi di Helms, si presenta come un ciclo mobile di pezzi vocali, orchestrali, elettronici (tra questi Dimensioni II e III, Stele per Diotima, Aria, Le rire), che possono essere montati in forme diverse, in modo da diventare anche versione da concerto o suite strumentale. L'opera si fa simbolo della solitudine umana e della purezza espressiva contrapposta alle tensioni ricorrenti della materia sonora.
L'ultima stagione compositiva di Maderna è caratterizzata anche dal frequente ricorso a tecniche aleatorie, sempre utilizzate in maniera molto libera, e dalla reinterpretazione della dialettica solo-tutti nelle forme concertanti. Ne sono splendido esempio i tre Concerti per oboe e orchestra (1962-1973). Celebre prova di notazione aleatoria è anche la partitura della Serenata per un satellite, dedicata nel 1969 all'amico U. Montalenti, che dirigeva a Darmstadt il Centro operativo europeo di ricerca spaziale: si presenta come un reticolato di righi musicali, obliqui, ricurvi, di frammenti da montare liberamente, ma notati con indicazioni esecutive molto precise, un gioco che documenta l'approccio aproblematico di Maderna con il mondo dell'alea.
I procedimenti aleatori caratterizzano soprattutto gli ultimi capolavori orchestrali di Maderna, nei quali il processo creativo sembra allargarsi fino a includere il momento dell'esecuzione, e le scelte del direttore d'orchestra sembrano trasformarsi nell'atto finale della composizione: come in Quadrivium (1969) e in Grande Aulodia per flauto, oboe e orchestra (composta nel 1970 per S. Gazzelloni e Faber).

L'aspirazione al canto, a un melos perduto, archetipico, contraddistingue altri lavori dello stesso periodo, come Ausstrahlung (composto su testi persiani e diretto nel 1971 dal Maderna al Festival di Persepoli), Aura (1972, premiato postumo, nel 1974, con il Beethoven Prize della città di Bonn), Biogramma (commissionato dall'Eastman School of music) e nel Concerto per oboe n. 3 (commissionato dall'Holland Festival e dedicato all'oboista H. de Vries), ultima opera di Maderna, suo testamento spirituale.
Il rifiuto della distinzione di generi, l'eclettismo linguistico, il gusto (talvolta amaro) dell'ironia consentono a Maderna di trattare in maniera ludica molti altri lavori degli ultimi due anni: fa per esempio camminare il direttore e gli strumentisti in Giardino religioso, per piccola orchestra; o rappresenta i cambiamenti dell'età tramite l'uso di diverse tipologie e scritture vocali in Ages, "invenzione radiofonica" per voci, coro e orchestra (su nastro), composta su testo di G. Pressburger (a sua volta ispirato alla commedia di Shakespeare As you like it), vincitrice del premio Italia (1972). La vis comica è infine il tratto fondamentale dell'ultimo lavoro teatrale di Maderna, Satyricon, opera in un atto portata a termine nel 1973: monta episodi tratti dalla scena del banchetto di Trimalcione, dal Satyricon di Petronio, crea una drammaturgia frantumata, un teatro di antieroi, una parodia del melodramma colma di citazioni operistiche, da Chr. W. Gluck a G. Puccini, all'interno di una partitura ancora composta da parti liberamente combinabili.
Insieme all'impegno compositivo, Maderna svolge anche attività organizzative e didattiche: dal 1956 al 1960 coordina gli Incontri musicali, con lo scopo di diffondere la conoscenza dei linguaggi musicali contemporanei; tra il 1957 e il 1958 tiene un corso libero di tecnica dodecafonica presso il Conservatorio "G. Verdi" di Milano; tra il 1960 e il 1962 insegna alla Summer School of music del Dartington College di Devon (Gran Bretagna), dove dirige il Melos Ensemble; nel 1967 insegna al conservatorio di Rotterdam; tra il 1967 e il 1970 tiene corsi di direzione d'orchestra al Mozarteum di Salisburgo; tra il 1971 e il 1972 insegna negli Stati Uniti, al Berkshire Music Center di Tanglewood e alla Juilliard School di New York.
Nel frattempo Maderna si dedica ad un'assidua attività di direttore d'orchestra, soprattutto nel repertorio contemporaneo. Si reca in Giappone, in Argentina, negli Stati Uniti, dove è invitato a dirigere il Juilliard Ensemble e le maggiori orchestre americane; dal 1961 al 1966 è direttore stabile, con P. Boulez, dell'Internationales Kranichsteiner Kammerensemble; nel 1971 è nominato direttore principale dell'Orchestra sinfonica della Rai di Milano.
Maderna muore per un tumore ai polmoni a Darmstadt il 13 novembre 1973.

Archivio

La raccolta dei documenti in copia riguardanti Bruno Maderna fu avviata nel 1978 da Mario Baroni e Rossana Dal Monte col consenso della vedova Maderna. Lo scopo principale era quello di documentare l'attività compositiva e artistica di uno dei più importanti compositori del secondo Novecento.

L'Archivio "Bruno Maderna" è nato ufficialmente nel 1983, in occasione delle manifestazioni bolognesi per il decennale della morte di Bruno Maderna ad opera dei docenti Mario Baroni e Rossana Dalmonte e di alcuni studiosi bolognesi (Francesca Magnani, Giordano Montecchi, Tiziano Popoli, Maurizio Romito) ed è conservato presso la Sszione di Musica e Spettacolo della Biblioteca del Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna.

Gli originali del compositore veneziano sono conservati in Svizzera, a Basilea, presso la Fondazione Paul Sacher cui gli eredi hanno ceduto tutti i materiali.

Consulta l'archivio

Complessi archivistici

Bibliografia

Nicola Verzina, Bruno Maderna. Étude historique et critique, préface de M. Baroni, Paris, L'Harmattan, 2003;
Nicola Verzina, Bruno Maderna. Studi e testimonianze, in Atti del convegno Bruno Maderna e le origini della Neue Musik, a cura di R. Dalmonte e M. Russo, Lucca, LIM, 2004;
Gian Luigi Mattietti, Bruno Maderna, in: Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. 67, 2006;
Rossana Dalmonte, Bruno Maderna, in: The New Grove Dictionary of Music and Musicians, London, Macmillan, 2001.