Felice Boghen

(1869 - 1945)

Biografia

Felice Boghen

Felice Boghen

Felice Boghen (Venezia, 23 gennaio 1869 - Firenze, 22 gennaio 1945), figlio di Guglielmo Boghen e da Ernesta Pierani, conseguì il diploma di pianoforte e di composizione all'Istituto musicale di Bologna. Dopo un periodo di perfezionamento a Roma con Giovanni Sgambati, studiò a Monaco con due allievi di Liszt, Martin Krause e Bernhard Stavenhagen, e seguì anche i corsi di composizione di Ermanno Wolf-Ferrari.
Ritornato in Italia, si esibì sia come pianista, sia come direttore d'orchestra. Negli anni tra il 1892 e il 1897, Boghen conseguì la carica di direttore di banda musicale nelle città Asolo (Treviso), Foiano della Chiana (Arezzo), Minervino (Lecce). Tra il 1897 e il 1901 svolse il ruolo di direttore e insegnante di armonia e di canto corale nella Civica scuola musicale di Reggio Emilia, città in cui venne inoltre nominato direttore artistico della Società del Quartetto e dove si esibì anche in qualità di pianista in un concerto della scuola musicale cittadina. Dal 1903 al 1907 venne nominato direttore della banda municipale di Viterbo; qui tenne alcuni concerti e diresse le opere teatrali. Assunto l'incarico di direttore della scuola di musica di Carrara, al Teatro "G. Verdi" diresse di Giacomo Meyerbeer, Don Pasquale di Donizetti, La forza del destino di Verdi, continuando ad esibirsi come pianista. Dopo un biennio a Viterbo in qualità di maestro del concerto comunale, nel 1910 si trasferì a Firenze, dove aveva vinto il concorso per la cattedra di armonia complementare e di lettura della partitura presso l'Istituto musicale della città. Qui cominciò a dedicarsi alla esecuzione di musica da camera. Come pianista fece parte del Trio fiorentino. Nel 1925 fondò il Sestetto fiorentino per fiati, di cui fu direttore e pianista. Accademico delle filarmoniche di Firenze, di Bologna e di Roma, fu il primo degli italiani a essere nominato membro della Société des musicologues français. Dal 1939, le leggi razziali gli impedirono di ricoprire incarichi pubblici.
Apprezzato compositore, la sua unica opera, Alcesti (libretto di U. Flores), rimase inedita e non fu mai eseguita, nonostante gli elogi ricevuti da personalità del mondo artistico che, come Sgambati, la consideravano una "rivelazione". Felice Boghen fu revisore intelligente e attento di musiche del passato: delle Anciennes Chansons de France (Milano s. d., Ricordi); di composizioni di Bach, Clementi, Frescobaldi, Liszt, Marcello, Pasquini, Domenico Scarlatti, da lui adattate alla esecuzione pianistica; di pezzi per violino e pianoforte di Nardini, Tartini, Veracini, ecc. Tra le sue revisioni, la più importante è la collezione da lui curata degli Antichi maestri italiani (edita a Milano dalla Casa Ricordi), che comprende quattro volumi di Fughe, Toccate, Partite e Correnti: recuperando musiche di varie epoche e di diversi autori (anche non noti), Boghen intendeva tracciare un quadro storico abbastanza attendibile dell'origine e dello sviluppo di alcune importanti forme musicali in Italia.

A lui si deve anche il ritrovamento e la pubblicazione di un primo un gruppo di sonate per fortepiano di Domenico Cimarosa (32 Sonates pour piano, Paris 1925-1926), che contribuì ad una migliore conoscenza della complessa personalità del grande musicista della scuola napoletana.
Felice Boghen morì a Firenze il 25 gennaio 1945.
Tra le composizioni si ricordano Mnemosyne, un poemetto in cinque parti per una sola voce e pianoforte (versi di G. Lesca), e pezzi per pianoforte: Sei paesaggi musicali (Milano 1910); Sei fughe (Milano, 1915, molto lodate da Ferruccio Busoni); un Preludio-Corale (Milano, 1919) e un Impromptu (London, 1926). Scrisse anche pezzi per violino e per canto, una Fantasia per arpa e pianoforte (Milano, 1915), una Maggiolata popolare per coro a quattro voci miste su versi del Poliziano (Milano, 1934) e una Missa puerorum ad chorum unius vocis comitante organo (Milano, 1936). Tra i suoi scritti si segnalano gli Appunti ed esempi per l'uso dei pedali del pianoforte, frutto della collaborazione di Boghen con Sgambati (Milano, 1915), L'arte di Pasquini (Milano, 1931), L'italianità di Busoni (Firenze, 1938).

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Complessi archivistici

Oggetti digitali

Vincenzo Galilei: quattro madrigali trascritti da Felice Boghen, manoscritto autografo, sec. XX prima meta' (Biblioteca del Conservatorio di musica Luigi Cherubini, Fondo Felice Boghen) Ritratto di Felice Boghen, sec. XIX fine - XX inizio (Centro studi musicali Ferruccio Busoni)