Francesco Cilea

(1866 - 1950)

Biografia

Nato a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, Francesco Cilea - stando ai suoi ricordi - decise ancora fanciullo di dedicarsi alla musica dopo aver ascoltato il finale della Norma di Bellini, eseguito dalla banda cittadina.
Avviato agli studi musicali presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, si distinse per diligenza e precoce ingegno, meritando una medaglia d'oro del ministero della pubblica istruzione e la nomina di primo alunno maestrino.
Come prova finale, al termine degli studi nel 1889, Cilea presentò l'opera "Gina", che fu rappresentata con successo nel teatrino del conservatorio. Questa piccola opera, in cui l'ingenuità del libretto fa a gara con quella della musica, fu apprezzata dall'editore Sonzogno, che commissionò a Cilea "La Tilda", un'opera verista in tre brevi atti, sulla falsariga di Cavalleria rusticana. Su libretto di Angelo Zanardini, "La Tilda" debuttò con successo il 7 aprile 1892 al teatro Pagliano di Firenze. Il compositore manifestò sempre scarsa simpatia per quest'opera, il cui soggetto accettò di musicare a malincuore solo per compiacere Sonzogno e non gettare all'aria una rara opportunità professionale. La sera del 27 novembre 1897 al Teatro Lirico di Milano debuttò la terza opera di Cilea, L'Arlesiana, dal dramma di Alphonse Daudet, su libretto di Leopoldo Marenco. Nel cast spicca il nome del giovanissimo Enrico Caruso, che eseguì con gran successo "Il lamento di Federico", la romanza destinata a mantenere ancora oggi vivo il ricordo di quest'opera. In realtà L'Arlesiana fu un insuccesso a cui Cilea, convinto del valore dell'opera, tentò di rimediare a più riprese, da subito, già dopo la prima esecuzione fino agli ultimissimi anni, intervenendo in modo drastico e capillare.

Francesco CileaDi nuovo al Teatro Lirico di Milano, il 6 novembre 1902, il compositore riscosse vivi applausi con "Adriana Lecouvreur", un'opera in quattro atti su libretto di Arturo Colautti ambientata nel Settecento francese e basata su una pièce di Eugène Scribe. Adriana Lecouvreur è oggi l'opera di Cilea più nota al pubblico mondiale e rappresenta il punto di incontro più felice tra la spontaneità di un melodismo di scuola napoletana e una scrittura armonica e timbrica aggiornata sui recenti modelli francesi. L'ultima opera di Cilea, rappresentata al Teatro alla Scala di Milano la sera del 15 aprile 1907 sotto la direzione di Arturo Toscanini, è la tragedia in tre atti "Gloria", ancora su libretto di Colautti, basata su una pièce di Victorien Sardou. L'insuccesso di quest'opera, in seguito sempre difesa dal compositore, fu tale da spingerlo ad abbandonare definitivamente il teatro d'opera.
Il compositore calabrese continuò invece a comporre musica da camera, vocale e strumentale, e musica sinfonica. Al 1913 risale un poema sinfonico in onore di Giuseppe Verdi su versi di Sem Benelli, eseguito al Teatro Carlo Felice di Genova.
Diresse inoltre il Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo ed il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dove concluse la sua carriera di didatta.

Archivio

L'Archivio, conservato presso la Casa della cultura di Palmi, comprende un ricco epistolario, carte di famiglia, volumi di opere edite ed inedite, cimeli, diplomi, fotografie.

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Complessi archivistici

Oggetti digitali

Ritratto di Francesco Cilea con dedica autografa a Silvio Costa, marzo 1949 (Conservatorio di musica Francesco Cilea)