Goffredo Petrassi

(1904 - 2003)

Biografia

Goffredo Petrassi (Zagarolo, Roma, 16 luglio 1904 - Roma, 3 marzo 2003) comincia la sua formazione musicale tra i pueri cantores di San Salvatore in Lauro a Roma, ricavandone un'esperienza che lascerà tracce importanti nella maturazione del suo percorso artistico. Successivamente studia composizione con Alessandro Bustini e organo con Renzo Renzi e Fernando Germani privatamente e presso il Conservatorio di Santa Cecilia, dove nel 1931 si diploma in composizione e in organo. Completa la sua formazione seguendo il corso di direzione d'orchestra tenuto da Bernardino Molinari.
Nel 1932 Petrassi, non ancora trentenne, raggiunge fama internazionale con Partita d'orchestra, che lo presenta a critica e pubblico come una delle intelligenze più lucide e coscienti della sua generazione. Con Partita d'orchestra, Petrassi vince lo stesso anno la Rassegna di musica contemporanea del Sindacato nazionale musicisti e, nel 1933, il concorso della Federazione internazionale dei Concerti. Alfredo Casella dirige laPartita nel 1933 ad Amsterdam e, nel 1935, a Mosca. Nel 1937, Petrassi viene eletto Sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia, carica che mantiene fino al 1940; mentre dal 1939 insegna composizione al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma.
Suggestionato dalle innovazioni di Stravinskij e Hindemith, Malipiero e Casella, Petrassi compone il Concerto per orchestra n. 1 (1933), cui seguono due ampie composizioni sinfonico-corali, Salmo IX(1934-36) per coro, archi, ottoni, percussione e due pianoforti e Magnificat (1939-40) per soprano, coro e orchestra che sono scritte sotto l'influenza dell'arte barocca, romana e controriformista. La produzione seguente rivela un tono più riflessivo e introverso, un approfondimento voluto delle tematiche religiose, un ampliamento del materiale tecnico e linguistico, una maggiore ricchezza della timbrica. Riuscita espressione di questa fase sono il madrigale drammatico Coro di morti su testo di Leopardi, per coro maschile e strumenti (1940-41), le Due liriche di Saffo per voci e undici strumenti (1941), i balletti La follia d'Orlando (1942-43) e Ritratto di Don Chisciotte (1945) – nati dalla collaborazione con il coreografo Aurel Millos –, le opere in un atto Il cordovano (1949), tratto da Cervantes e Morte dell'aria (1950) su libretto di Toti Scialoja, la cantata Noche oscura (1951) per coro e orchestra, su versi di Giovanni della Croce.
Dal 1951 il linguaggio strumentale prende il sopravvento su quello vocale, che Petrassi sceglie in maniera più saltuaria. I Concerti per orchestra n. 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8 (1951, 1953, 1954, 1955, 1957, 1964 e 1972) presentano un incalzante sviluppo linguistico, che muove da caratteristiche in parte bartokiane, per mettere in discussione i legami discorsivi tradizionali.

Petrassi svuota la figura sonora per ridurla a cellule minime oppure assimila in maniera del tutto personale la dodecafonia e le tecniche della neoavanguardia. Il compositore spinge fino alle estreme conseguenze il proprio astrattismo per giungere a una liberazione della materia sonora. Esito di questo percorso sono le composizioni da camera Quartetto per archi (1956), Serenata per cinque strumenti (1958), il Trio per violino, viola e violoncello (1959), i Propos d'Alain per baritono e dodici strumenti (1960), il Concerto per flauto e orchestra (1960), la Secondaserenata-trio per arpa, mandolino e chitarra (1962).

Nei lavori successivi Petrassi mostra interesse per una rilettura dei testi dodecafonici, oltre a una personale attenzione agli sperimentalismi dell'avanguardia: Musica di ottoni e timpani (1963), Estri per quindici esecutori (1967), Ottetto di ottoni (1968), Béatitudes: testimonianza per Martin Luther King per baritono (o basso) e cinque strumenti (1969), Elogio per un'ombra per violino solo (1971). Nel 1974-1975 compone un nuovo lavoro per coro (con ottone, viole e violoncelli), Orationes Christi, mentre nel 1977-1980 scrive un'importante pagina orchestrale, ilPoema per archi e trombe.
Petrassi, ormai quasi ottantenne, continua a produrre composizioni strumentali, come Sestina d'autunno per sei strumenti (1981-1982), e meditazioni religiose come Laudes creaturarum per voce recitante e sei strumenti (1982).
Considerato uno dei massimi compositori italiani del Novecento, Petrassi offre al cinema, in particolare nel periodo neorealista, un contributo quantitativamente limitato, ma di grande rilievo per la qualità specifica delle sue colonne sonore. Collabora con registi come Giuseppe De Santis (in Riso amaro e Non c'è pace tra gli ulivi), Pietro Nelli (ne La pattuglia sperduta) e Valerio Zurlini (in Cronaca familiare), aggiungendo anche la musica cinematografica tra i settori della propria ricerca linguistica, condotta ponendo grande attenzione nei confronti dei repertori popolari italiani.
Petrassi, docente alla cattedra di perfezionamento dell'Accademia di Santa Cecilia (1960-1978), alla Chigiana di Siena, nonché al Mozarteum di Salisburgo e al Berkshire Music Center di Tanglewood negli Stati Uniti, ricopre tra il 1954 e il 1956 anche la carica di presidente della Società internazionale di musica contemporanea.

Archivio

Il fondo Goffredo Petrassi, pervenuto per dono dalla vedova nel 2004, è conservato presso l'Accademia nazionale di Santa Cecilia.
Il fondo archivistico è completamente da riordinare e inventariare.
Il fondo bibliografico, già catalogato, comprende musica a stampa, fra cui spartiti e partiture appartenenti al repertorio del XX secolo; volumi di saggistica, in particolare sulla produzione musicale del Novecento. Comprende inoltre materiale sonoro: circa 200 dischi 33 giri, musicassette e 28 CD.

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Complessi archivistici

Bibliografia

L. Lombardi, Conversazioni con Petrassi, Milano, Suvini Zerboni, stampa 1980.
C. Annibaldi, Bibliografia e catalogo delle opere di Goffredo Petrassi, Milano, Suvini Zerboni, 1980.
Dizionario universale della musica e dei musicisti. Le biografie, V, p. 669.