Ildebrando Pizzetti

(1880 - 1968)

Biografia

Ildebrando Pizzetti

Ildebrando Pizzetti

Ildebrando Pizzetti (Parma, 20 settembre 1880 - Roma, 13 febbraio 1968) nasce da Teresa Fava e da Odoardo Pizzetti, insegnante di pianoforte, che lo avvia inizialmente agli studi classici. La sua solida formazione umanistica si rivela in seguito preziosa: gli varrà un'autonomia intellettuale e un sentimento di modernità sconosciuti a molti suoi colleghi; gli permetterà di scrivere da sé gran parte dei libretti delle sue opere.
A quindici anni entra al Conservatorio di Parma, dove viene ammesso al corso di armonia e contrappunto di Telesforo Righi. Nel 1897, la direzione dell'istituto parmense viene affidata a Giovanni Tebaldini, che instrada Pizzetti alla conoscenza e allo studio del canto gregoriano e della polifonia vocale; tali materie agiranno nel giovane allievo come lievito per imparare a padroneggiare gli antichi linguaggi e susciteranno suggestioni profonde, che troveranno espressione nelle parti corali delle sue opere di teatro. Ed è proprio la musica per coro ad aprirgli le porte di una certa notorietà quando, nel 1905, il settimanale «Il Tirso» bandisce un concorso per una composizione corale sui versi della tragedia La nave di Gabriele D'Annunzio. Pizzetti, diplomato al conservatorio nel 1901, si cimenta nella prova che gli sarebbe stata foriera, oltre che del premio del concorso, anche di una collaborazione e di un'amicizia con il poeta, che si sarebbero protratte fino alla morte di D'Annunzio (1936); non a caso era stato proprio quest'ultimo a creare per lui il soprannome "Ildebrando da Parma". L'11 gennaio 1908, la rappresentazione de La nave al Teatro Argentina di Roma con le musiche di Pizzetti ottiene una clamorosa affermazione.
Nel 1907 aveva avuto inizio la sua attività didattica con l'incarico alla cattedra di armonia, contrappunto e fuga del Conservatorio di Parma; nel 1908, vinta la cattedra per le stesse materie all'Istituto musicale (poi Conservatorio) "Luigi Cherubini" di Firenze, si trasferisce in quella città con la moglie Maria Stradivari e la figlia Maria Teresa. Qui inizia a inserirsi nel vivace mondo culturale fiorentino entrando in contatto, tra gli altri, con il gruppo formatosi intorno alla rivista «La Voce», alla quale collabora, come ebbe a dire più tardi il suo fondatore Giuseppe Prezzolini, «con un accordo intimo di stile e di intenti: svecchiare il mondo musicale italiano arretrato e provinciale e portarlo in alto, verso le cime dell'arte nobile, contro il piccolo verismo di quel tempo e le ultime apparizioni del romanticismo sentimentale». Nell'ambito delle iniziative vociane, Pizzetti realizza inoltre l'idea di Prezzolini di fondare un periodico esclusivamente dedicato ad accogliere composizioni musicali italiane moderne. Nasce così «Dissonanza», che avrà tuttavia vita breve, non essendo andato oltre la pubblicazione del terzo fascicolo. Brillante critico musicale e saggista, Pizzetti inizia a collaborare in quegli anni – proseguendo poi durante tutta la sua vita – con quotidiani e periodici fra i quali la «Gazzetta di Parma», «Il Momento» di Torino, il «Corriere della sera» e «Il Secolo» di Milano, «Il Marzocco» e «La Nazione» di Firenze, «Il Messaggero» di Roma.

Per molti anni sarà il teatro – come si è visto primo amore in assoluto di Pizzetti – il destinatario principale delle sue musiche; egli vagheggiava infatti il dramma come luogo in cui la parola e la musica potessero fondersi senza sopraffarsi, la prima rimanendo entro i limiti che le competevano e la seconda evocando il pathos tramite la rivelazione dell'intima essenza del dramma. In questi termini si capisce come l'ideale pizzettiano si sarebbe realizzato completamente solo quando egli fosse passato a scrivere anche il testo dei suoi lavori teatrali. Tuttavia già in Fedra (su testo dannunziano), rappresentata per la prima volta alla Scala di Milano nel 1915, Pizzetti crea un'opera sostanzialmente e formalmente diversa dalle precedenti, in cui si tenta di raggiungere il massimo equilibrio tra musica e parola.
Divenuto nel 1917 direttore dell'Istituto musicale fiorentino, inizia tra l'altro la composizione delle musiche per La sacra rappresentazione di Abram e d'Isaac, nella quale emerge un afflato religioso che confluirà poi nell'operaDebora e Jaele e dove il coro raggiunge una straordinaria efficacia di espressione drammatica. Di questi anni sono anche due opere appartenenti alla produzione sinfonica in cui Pizzetti dà saggio del suo lirismo strumentale: laSonata in la per violino e pianoforte e la Sonata in fa per violoncello e pianoforte.
Intanto, nel 1920, perde la moglie, Maria Stradivari, che lo lascia con i due figli Maria Teresa, di quattordici anni, e Bruno, di dieci. Due anni dopo Pizzetti vede finalmente realizzato un suo grande sogno: Arturo Toscanini dirige alla Scala Debora e Jaele, il primo dramma di cui non solo la musica, ma anche il libretto erano suoi. Durante il periodo delle prove di quest'opera aveva intanto composto una Messa da requiem, altra valida testimonianza della sua maestria nell'usare il coro.
Nel 1924 inizia una nuova fase della sua vita con il trasferimento a Milano, dove viene nominato direttore del Conservatorio; i rapporti con la Scala e con Toscanini si fanno ancora più stretti e quest'ultimo diviene il più illustre divulgatore delle sue opere.
L'anno successivo si verificano due importanti avvenimenti nella vita di Pizzetti: il secondo matrimonio con Irene Campiglio (da tutti chiamata Rirì) e l'inizio della collaborazione con L'Enciclopedia italiana Treccani, per la quale è direttore della sezione Musica. Tra il 1925 e il 1927, si dedica alla composizione di musica e libretto del dramma Fra' Gherardo, che viene eseguito per la prima volta l'anno dopo con la direzione di Toscanini; tra l'altro, questi fa conoscere al pubblico americano della Carnegie Hall sue partiture come Concerto dell'estate e Rondò veneziano.

Ildebrando Pizzetti ritratto nel 1935

Ildebrando Pizzetti ritratto nel 1935

Dopo l'opera teatrale Fra' Gherardo la produzione sinfonica si arricchisce di notevoli prove. Oltre ai già ricordatiConcerto dell'estate – definito la "sinfonia pastorale" di Pizzetti – e Rondò veneziano, compone il concerto per pianoforte e orchestra Canti della stagione alta. Nel 1930 si tiene al Teatro reale dell'Opera di Roma la prima rappresentazione de Lo straniero, che musicalmente ha vari punti di contatto con Debora e Jaele e di cui Pizzetti aveva composto testo e musica.
Nel 1936, l'ultimo trasferimento della sua vita, in una città che non ama e che non avrebbe mai amato: Roma, dove viene nominato titolare della cattedra di contrappunto, fuga e composizione del Conservatorio di Santa Cecilia. Nella capitale, Pizzetti riceve anche la nomina, nel 1939, ad accademico d'Italia, mentre presso l'Accademia di Santa Cecilia ricopre la carica di presidente dal 1948 al 1951.

Nel Secondo dopoguerra Pizzetti esercita un'intensa attività come compositore per il teatro: L'oro (1947), Vanna Lupa (1949) – drammi di cui scrive musica e libretto – Ifigenia, opera radiofonica che vince nel 1950 il Premio Italia e che va in scena nel 1951, Cagliostro (1952), anch'essa completamente sua e rappresentata prima alla radio e poi in teatro. In queste opere Pizzetti esprime un lirismo intenso, nato dal bisogno di una vocalità piena, lontana dai toni contenuti di un tempo.
Nel 1953 inizia a lavorare a La figlia di Jorio di D'Annunzio, quasi per obbedire, sia pure tardivamente, a un'esortazione del poeta che gliel'aveva "donata" nel 1936. L'opera viene terminata nell'aprile 1954 e debutta l'anno successivo con grande successo al San Carlo di Napoli.
Tra le altre composizioni della operosa senilità di Pizzetti è d'obbligo ricordare la riduzione in musica di Assassinio nella cattedrale dal testo di Thomas S. Eliot, la cui prima si tiene nel 1958; Il calzare d'argento, con libretto di Riccardo Bacchelli, rappresentato per la prima volta nel 1961 e Clitennestra – con prima alla Scala nel 1965 – che, a parte la piccola cantata Filiae Jerusalem, adjuro vos, sarà la sua ultima composizione.
Muore a Roma il 13 febbraio 1968.
Numerosi, oltre a quelli più importanti già citati, sono gli incarichi e le nomine di Pizzetti in ambito musicale e culturale: nel 1939 viene nominato presidente del Comitato dell'Istituto italiano per la storia della musica; dal 1948 fa parte, come esperto musicale, della Commissione per la erogazione dei fondi a favore delle attività teatrali e musicali; tra il 1948 e il 1950 presiede tre Congressi internazionali di musica a Firenze nell'ambito del Maggio musicale fiorentino.
Sempre nel 1948, è presidente del Sindacato musicisti italiani; tra il 1955 e il 1963 fa parte del consiglio di amministrazione della Siae; è più volte membro della Commissione nazionale italiana per l'educazione, la scienza e la cultura per l'Unesco; nel 1960 viene eletto dal Congresso internazionale di Berna presidente della Confederazione delle società di autori e compositori; dal 1963 al 1966 è presidente dell'Istituto di studi verdiani.

Archivio

Il patrimonio documentario di Ildebrando Pizzetti è conservato presso tre istituti culturali: l'Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani di Roma, la Biblioteca Palatina di Parma, la Biblioteca nazionale centrale di Firenze. Alcune partiture manoscritte di Pizzetti sono conservate anche presso l'Ufficio del manoscritto antico della Biblioteca nazionale centrale di Roma.

1. Istituto dell'Enciclopedia Italiana Giovanni Treccani, Roma
Il fondo Pizzetti venne acquistato dall'Istituto della Enciclopedia Italiana "Giovanni Treccani" di Roma ad un'asta di Christie's nel 1991 (1).
Il lotto acquistato presso Christie's consiste di materiale composito sia dal punto di vista tipologico sia da quello quantitativo: oltre al carteggio, infatti, sono presenti numerosi ritagli di stampa raccolti in album, fotografie, manoscritti autografi di recensioni redatte da Pizzetti, programmi di stagioni musicali di teatri italiani ed esteri, bozzetti relativi a scene di opere, disegni, partiture musicali a stampa, medaglie. Alcune di queste tipologie sono piuttosto cospicue, come gli album di ritagli di stampa e le fotografie, altre sono invece costituite da materiale estremamente esiguo (ad esempio le partiture musicali). Resta comunque il fatto che anche la tipologia più nutrita, il carteggio, è ben lungi dall'essere completo, visto il già menzionato smembramento che su di esso è stato operato.
Al momento dell'acquisizione da parte dell'Archivio storico dell'Istituto, il fondo si presentava con un ordinamento a posteriori, opera del figlio secondogenito di Pizzetti, Bruno, che aveva disposto il materiale in base alla sua conoscenza della vita paterna ma soprattutto all'esperienza del mondo musicale, teatrale e letterario che egli stesso aveva accumulato accanto a Pizzetti (2).
La serie nella quale si è maggiormente concretizzato questo intervento è il Carteggio (v. introduzione alla relativa serie), ma sicuramente sono stati in parte ordinati da Bruno Pizzetti anche gli album in cui sono raccolti i ritagli di stampa – sia quelli riguardanti gli scritti critici di Pizzetti, sia quelli riguardanti le recensioni di opere di Pizzetti – e una raccolta di fotografie (v. introduzioni alle relative serie).
Detta la situazione dell'Archivio Pizzetti prima dell'attuale riordinamento, è bene precisare che quest'ultimo ha mirato – nei limiti del possibile – a conservare l'ordine già esistente anche quando alcune scelte potevano apparire discutibili. Ciò in considerazione del fatto che esse sono comunque state originate da una conoscenza profonda non solo dell'uomo Pizzetti, ma anche dell'ambiente musicale, familiare, culturale in cui egli era vissuto e aveva operato e quindi, anche se l'ordinamento dato non rispondeva a criteri strettamente archivistici, esso è sembrato comunque rappresentativo ed esplicativo della personalità di Pizzetti.

I grossi nuclei tipologici in cui era diviso l'archivio – carteggio, ritagli di stampa degli articoli di Pizzetti, ritagli di stampa delle recensioni di opere di Pizzetti, materiale bibliografico, fotografie – hanno dato luogo ad altrettante serie, cui si è aggiunta una Miscellanea costituita da tipologie residuali o comunque non assimilabili a nessuna delle precedenti (manifesti, bozzetti, medaglie ecc.) e un'Appendice.

Inventario del fondo - pdf

2. Sezione musicale della Biblioteca Palatina, Parma
In una saletta della biblioteca è stato ricostruito lo studio romano di Pizzetti con il pianoforte, i cimeli, le sue biblioteche, libraria e musicale, il suo archivio. Vi sono conservati, oltre alle opere letterarie e alla musica a stampa e manoscritta, libri e periodici di interesse musicale, libretti, programmi di sala, fotografie, epistolari e documenti vari. Il lascito è stato incrementato nel 1996 da un dono del figlio Bruno, nel 2000 da un acquisto del Ministero per i beni e le attività culturali e nel 2006 da un dono della nipote del compositore Nicoletta Braibanti Valletti, che lo hanno arricchito di musica autografa, musica a stampa e lettere familiari.

3. Biblioteca nazionale centrale, Firenze
Il fondo comprende una raccolta di composizioni autografe di Pizzetti in parte acquistate dalla Bncf (fra 1994 e 2003) e in parte donate alla Sala Musica da Bruno Pizzetti, figlio del compositore. Oltre ai 109 manoscritti musicali autografi, comprende 16 cartelle contenenti materiale documentario (appunti, abbozzi, varie stesure di libretti, bozzetti di scena, ritagli di giornale) di opere teatrali e musiche di scena, 13 volumi a stampa con notazioni e dediche autografe, 80 articoli di rassegna stampa da quotidiani e settimanali, 13 agendine tascabili (anni 1926-1960) con appunti privati di Pizzetti e 37 agendine tascabili (anni 1926-1959) della moglie Irene (Rirì).

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(1) Nel fondo Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti, conservato sempre nell'Archivio storico dell'Istituto Treccani, è presente un fascicolo di corrispondenza intercorsa tra Pizzetti e i vertici dell'Enciclopedia italiana, in quanto all'epoca egli era direttore della sezione Musica dell'Enciclopedia.
(2) Questo patrimonio di conoscenze fu in seguito trasferito da Bruno in un libro sul padre (Ildebrando Pizzetti. Cronologia e bibliografia, a cura di Bruno Pizzetti, Parma, La Pilotta, 1980), denso di notizie sulla vita e sulle opere di Pizzetti. Tale monografia è stata ampiamente utilizzata nel corso del presente riordinamento.

Consulta l'archivio

Complessi archivistici

Oggetti digitali

Pubblico in fila sotto i portici del Teatro San Carlo di Napoli per la serata inaugurale della stagione lirica 1950-1951. In cartellone il Don Carlos di Giuseppe Verdi in occasione della celebrazione verdiana di Ildebrando Pizzetti (Fondazione Teatro di San Carlo)

Bibliografia

Scritti di Ildebrando Pizzetti:
Opere: La nave (musiche di scena, 1907); Fedra (testo di G. D'Annunzio, 1912); Sonata in la per violino e pianoforte (1919); Debora e Jaele (1921); Sonata in fa per violoncello e pianoforte (1921); Messa da requiem (1923); Fra' Gherardo (1927); La sacra rappresentazione di Abram e d'Isaac (musiche di scena, 1928); Concerto dell'estate (1928); Rondò veneziano (1929); La rappresentazione di Santa Uliva (musiche di scena, 1933); Orseolo (1935); Scipione l'Africano (musiche per il film, 1937); L'oro (1942); Vanna Lupa (1947); Il mulino del Po (musiche per il film, 1949); La figlia di Jorio (testo di G. D'Annunzio, 1954); Assassinio nella cattedrale (testo di T. S. Eliot, 1957); Il calzare d'argento (testo di R. Bacchelli, 1960); Clitennestra (1964).

Tra i libri scritti da Pizzetti:
Musicisti contemporanei (1914); Intermezzi critici (1921); Musica e dramma (1945); La musica italiana dell'Ottocento (1946); inoltre numerosi saggi e articoli pubblicati su giornali e riviste.

Scritti su Ildebrando Pizzetti:
Ildebrando Pizzetti. Cronologia e bibliografia, a cura di B. Pizzetti, Parma, La Pilotta, 1980.
R. Nardella, Il lascito Pizzetti nella Sezione musicale della Biblioteca Palatina, in Pizzetti oggi, Atti del convegno (Parma, 21-22 dicembre 2002), a cura di G. P. Minardi, Parma, Teatro Regio, 2006.