Luciano Berio

(1925 - 2003)

Biografia

Luciano Berio

Luciano Berio

Luciano Berio (Oneglia, Imperia, 24 ottobre 1925 - Roma, 27 maggio 2003) inizia i suoi studi musicali con il padre Ernesto, organista come il nonno Adolfo. Nel 1945 si trasferisce a Milano dove, presso il Conservatorio "Giuseppe Verdi", studia composizione con Giulio Cesare Paribeni e Giorgio Federico Ghedini, e direzione d'orchestra con Carlo Maria Giulini e Antonino Votto. La sua formazione spazia così dai classici alla musica radicale della prima metà del secolo. La prima esecuzione pubblica di un suo lavoro, una suite per pianoforte, avviene nel 1947. All'inizio degli anni Cinquanta studia con Luigi Dallapiccola, a Tanglewood, negli Stati Uniti – che lo stimola ad approfondire le problematiche della musica dodecafonica – ed emerge come una voce autorevole tra i giovani dell'avanguardia musicale. Frequenta inoltre i corsi estivi di Darmstadt, dove incontra compositori come Pierre Boulez, Karlheinz Stockhausen. A questo periodo risalgono Cinque Variazioni (1952-1953), Chamber Music (1953), Nones (1954), Serenata (1957). Alla fine del 1954, con Bruno Maderna, crea il primo studio di musica elettronica italiana presso la Rai di Milano, che inaugura l'anno seguente con il nome di Studio di Fonologia Musicale.
Nel 1956 fonda la rivista «Incontri musicali». In questi anni, il compositore affina il suo talento, orientandosi verso strutture musicali ipercomplesse proprie di una polifonia totale, prediligendo le qualità plastiche della materia sonora e creando opere in cui si compongono abilmente innumerevoli linee orchestrali e vocali. È in questo periodo che ha modo di sperimentare nuove interazioni tra strumenti acustici e suoni prodotti elettronicamente (Momenti, 1957; Différences, 1958-1959) e di esplorare le potenzialità del rapporto parola-suono (Thema. Omaggio a Joyce, 1958; Visage, 1961).
Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta l'interesse di Berio si focalizza ulteriormente sulla ricerca di nuove e complesse combinazioni ritmico-agogiche (Tempi concertati per 4 solisti e 4 orchestre, 1959; Sincronie per quartetto d'archi, 1964). L'indagine sulle risorse espressive della vocalità femminile, nella sua dimensione fonetica, semantica e psicologica, stimolata dalla collaborazione con il soprano Cathy Berberian (che sposa nel 1950) avanza con Epifanie (1959-1960, poi confluito in Epiphanies del 1991-1992), Circles (1960) e Sequenza n. 3 per voce (1965). La concezione drammaturgica insita in queste opere vocali si affina e manifesta nei primi lavori teatrali, come Allez-Hop (1959, da Italo Calvino), Passaggio (1962) e Laborintus II (1965), entrambi da Edoardo Sanguineti.

L'esplorazione sulla materia sonora intesa come suono, timbro e movimento e sulle potenzialità idiomatiche dei singoli strumenti apre, con Sequenza I per flauto (1958), la serie delle 14 sequenze per strumenti solisti che si conclude con quella per violoncello (2002-2003). Le sequenze e i relativi Chemins (1964-1965) rivelano la propensione del maestro a rimettersi costantemente in gioco, in un work in progress dove la composizione si rivela un incessante processo creativo che prosegue da un pezzo all'altro, e ispirano lavori strumentali come Linea per 2 pianoforti, vibrafono e marimba (1973), Point of the curve to find… per pianoforte e orchestra da camera (1974) e Notturno (1993, rielaborato nel 1995). Berio esplora anche nuove disposizioni spaziali per le grandi orchestre (già affrontate negli anni Cinquanta in Allelujah I e II) e nuove combinazioni strumentali: Eindrücke (1973-1974), Bewegung (1971-1983), Formazioni (1985-1987), Continuo (1989-1991), Ekphrasis (Continuo II, 1996). Il dialogo tra strumento solista e orchestra caratterizza lavori come Concerto per due pianoforti (1973); Points on the curve to find… per pianoforte e orchestra da camera (1974), confluito in Concerto II (Echoing curves) per pianoforte e due gruppi strumentali (1988-1989); Voci (Folk songs II) per viola e due gruppi strumentali (1984), Alternatim per clarinetto, viola e orchestra (1994).
La ricerca di Berio si nutre di fonti eterogenee (musica, letteratura, linguistica, antropologia strutturale, etnomusicologia, architettura, teatro), nella continuità tra passato e presente e in equilibrio tra la consapevolezza della tradizione e una spinta alla sperimentazione di nuovi linguaggi, alla scoperta del potenziale nascosto in ogni forma sonora, fino alla rilettura di canti popolari, come in Folk songs (1964), Questo vuol dire che… (1968), Cries of London (1974-1976), Voci (1984), ispirandosi alle grida dei venditori ambulanti, reinterpretando i Beatles, ripensando i materiali classici da Monteverdi a Puccini. Tale approccio vede in Sinfonia (1968) la sua espressione più significativa. Oltre al concerto, Berio rivede altri generi storici come il quartetto d'archi (Quartetto, 1956; Sincronie, 1964; Notturno, 1993; Glosse, 1997) e indaga il pianoforte, strumento denso di connotazioni tradizionali, con criteri sonori, formali ed espressivi nuovi in una serie di lavori che vanno dalla Sequenza IV (1966) alla Sonata (2000).

Berio (a sinistra) e Luigi Dallapiccola, 1952

Berio (a sinistra) e Luigi Dallapiccola, 1952

Nelle rivisitazioni di Monteverdi (Il Combattimento di Tancredi e Clorinda), Bach (Contrapunctus XIX), Boccherini (Ritirata notturna di Madrid), Mozart (Vor, während, nach Zaide), Schubert (Rendering), Brahms (op. 120 n. 1), Mahler (i due cicli di Frühe Lieder), Puccini (il Finale di Turandot), e altri ancora, Berio esplora il grande patrimonio della musica occidentale. La produzione degli anni Settanta e Ottanta si caratterizza per l'importanza crescente attribuita da Berio alla musica vocale ed esprime la tensione a far convivere le diverse dimensioni e tradizioni delle nostre civiltà: A-ronne (1974-1975), documentario radiofonico per 5 attori (elaborato nel 1975 per 8 voci) su testo di Sanguineti – punto di approdo delle sperimentazioni radiofoniche condotte da Berio fin dagli anni Cinquanta –, Coro (1975-1976), e Ofanìm, per solo, coro, strumenti ed elaborazioni elettroniche (1988-1992) – che prelude ai suoi due ultimi lavori teatrali –, Shofar, per coro e orchestra (1995).
Proprio il teatro musicale costituisce lo sbocco naturale del percorso artistico di Berio, con modalità che presuppongono e negano, allo stesso tempo, la grande tradizione operistica. Dopo Allez-Hop e Passaggio (a cavallo tra la fine degli anni Cinquanta ed i primi anni Sessanta), nel decennio successivo il maestro produce Opera (1969-1970/1977), la sua prima azione musicale in più atti su testi propri, considerata da molti il suo capolavoro. A seguire, compone La vera storia (1977-1979) su testo di Italo Calvino, Un re in ascolto (1979-1983), tratto da Shakespeare, su testi di Calvino, Friedrich Wilhelm Gotter, Wystan Hugh Auden e Berio; Outis (1992-1996) su testi di Dario Del Corno; e Cronaca del Luogo (1997-1999) su testo di Talia Pecker Berio. Nel 2003, poco prima della scomparsa, compone la sua ultima opera: Stanze.
L'impegno di Berio in campo musicale è trasversale e comprende attività come la direzione d'orchestra, la promozione della musica contemporanea, la progettazione di stagioni concertistiche, la didattica – che lo vede docente presso prestigiose istituzioni musicali e accademiche in Europa e negli USA (Darmstadt, Dartington, Tanglewood, Mills College, Juilliard School e Harvard University, dove nel periodo 1993-1994 tiene le Charles Elliot Norton Lectures). Dal 1974 al 1980 dirige il dipartimento elettroacustico dell'Ircam di Parigi e nel 1987 fonda il Centro Tempo Reale, a Firenze.
Tra i premi internazionali ricordiamo: Premio Siemens; Premio della Fondazione Wolf; Leone d'Oro alla carriera dalla Biennale di Venezia; Praemium Imperiale del Giappone. Gli sono state conferite inoltre quattro lauree honoris causa (City University di Londra e Università di Siena, Torino e Bologna). Nel 2000 viene eletto presidente dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma ed è sotto la sua sovrintendenza che nel 2002 si inaugura il nuovo Auditorium Parco della Musica di Roma, progettato da Renzo Piano.
Luciano Berio muore a Roma il 27 maggio del 2003.

Archivio

L'archivio di Luciano Berio è conservato presso la Paul Sacher Stiftung, Basilea.

Bibliografia

Si rimanda al menu dedicato del sito Centro Studi "Luciano Berio".