Ruggiero Leoncavallo

(1857 - 1919)

Biografia

Ruggiero Leoncavallo

Ruggiero Leoncavallo

Ruggiero Leoncavallo (Napoli,  23 aprile 1857 - Montecatini Terme, Pistoia, 9 agosto 1919), secondogenito del magistrato Vincenzo, pugliese, e di Virginia D'Auria, figlia del pittore Raffaele. Dopo un periodo trascorso in Calabria al seguito del padre, Leoncavallo torna a vivere a Napoli dove, nel 1868, intraprende gli studi musicali presso il conservatorio. Allievo di Beniamino Cesi (pianoforte), di Michele Ruta (armonia), di Lauro Rossi e Paolo Serrao (composizione), frequenta sin da ragazzo i teatri napoletani (in cui cantano una zia, il mezzosoprano Carolina D'Auria, e uno zio, il tenore Vincenzo Montanaro), e si appassiona all'opera lirica. Forse assiste alla prima rappresentazione assoluta del ciclo completo Der Ring des Nibelungen di Richard Wagner a Bayreuth nell'agosto 1876; tuttavia è certo che in questi anni Leoncavallo subisce il fascino della musica wagneriana tanto da concepire una trilogia operistica, Crepusculum, incentrata sul Rinascimento fiorentino, sul modello del Ring. Nel frattempo frequenta l'università di Bologna, dove tra l'altro segue le lezioni di Giosuè Carducci, senza tuttavia mai laurearsi. A Bologna, verso il 1877 si dedica alla composizione del Tommaso Chatterton, da Alfred de Vigny, opera che attenderà una ventina d'anni prima di giungere alle scene (nel 1878 fu pubblicato a Bologna il solo libretto, nella versione originaria in quattro atti).
Dal 1879 al 1882 soggiorna in Egitto, dallo zio Giuseppe, direttore generale della stampa presso il Ministero degli esteri: insegna pianoforte a Mahmud Hamid, fratello del chedivè, e lavora come pianista, dando concerti e lezioni nell'ambito della comunità italiana. Il mutato clima politico in Egitto, pericoloso per gli stranieri occidentali, lo inducono a ritornare in Europa. Raggiunge quindi Parigi nell'estate 1882, dando inizio alla sua carriera come pianista di café chantant e all'Eldorado, per poi approdare ai salotti alla moda e all'ambiente teatrale come maestro di canto, accompagnatore pianistico e autore di fortunate romanze da camera, pubblicate da noti editori, come Choudens.
Frequentando musicisti quali Charles Gounod e Jules Massenet, conosce il baritono Victor Maurel, l'eletto interprete verdiano, primo Jago in Otello (1887) e futuro creatore del ruolo di Falstaff (1893). Nel 1888 sposa la francese Berthe Rambaud, sua allieva di canto, e dopo sei anni a Parigi, torna in Italia, e si stabilisce a Milano, centro della vita musicale del Paese, dove continua a svolgere attività pianistica e di maestro di canto. Presentato da Maurel, tenta di convincere il maggiore editore musicale, Giulio Ricordi, della validità del suo antico progetto operistico I Medici, primo pannello del ciclo rinascimentale, acquistato, ma senza che se ne realizzi la messinscena.

Il successo inatteso e clamoroso di Cavalleria rusticana¸ atto unico di Pietro Mascagni (1890) tratto da Verga, sollecita Leoncavallo a comporre un'opera simile, breve e intensa, ambientata invece che in Sicilia, in Calabria. Leoncavallo fonde ricordi d'infanzia con tematiche suggeritegli dalle frequentazioni artistiche parigine e compone in soli cinque mesi i Pagliacci, dramma in due atti su libretto proprio. L'opera, acquistata dal maggiore concorrente di Ricordi, Edoardo Sonzogno, viene rappresentata al Teatro Dal Verme a Milano, il 21 maggio 1892. Diretta da Arturo Toscanini, con una compagnia comprendente Adelina Stehle, F. Giraud e Maurel, l'opera raccoglie un successo incontrastato, che durerà negli anni: nello stesso 1892 approda a Vienna e a Berlino, e nel 1893 a Praga, Budapest, Londra, New York, Buenos Aires, Dublino, Stoccolma, Città del Messico, Basilea, Mosca, San Pietroburgo; nel 1894 arriva a Zagabria, Malta, Varsavia, Riga, Bordeaux; nel 1895 a Bruxelles, Copenaghen, Città del Capo e poi Helsinki (1896), Lisbona (1897), Parigi (1899, 1902 e 1910), Oslo (1906), Madrid (1908), Sofia (1909) e molti centri minori. Nei soli Paesi di lingua tedesca, in una trentina d'anni, l'opera totalizza 6.578 recite, in ciò superata unicamente da Cavalleria rusticana (9.236 recite tra il 1891 e il 1921), mentre le opere del maggiore compositore italiano coetaneo di Leoncavallo e di Mascagni, Giacomo Puccini, raggiungono cifre decisamente meno alte.
Sull'onda dell'entusiasmo suscitato da Pagliacci, finalmente viene anche il momento dell'opera I Medici, riacquistata da Ricordi e messa in scena al Dal Verme il 10 novembre 1893, direttore Rodolfo Ferrari, con Adelina Stehle nel ruolo di Simonetta Cattanei e Francesco Tamagno (primo Otello verdiano) in quello di Giuliano de' Medici. Il successo che raggiunge è però notevolmente inferiore. Non riescono a imporsi né il giovanile Tommaso Chatterton, rappresentato in una nuova versione in tre atti al teatro Nazionale di Roma il 10 marzo 1896, né La bohème, tratta dal romanzo di H. Murger, presentata il 6 maggio 1897, alla Fenice di Venezia. La bohème paga, in particolare, il confronto con l'omonima opera di Puccini, giunta sulle scene quindici mesi prima.

Delle opere successive entra nel repertorio – rimanendovi fino agli anni Venti – solo Zazà, tratta dalla pièce di Pierre Berton e Charles Maximilien Simon, diretta alla prima assoluta il 10 novembre 1900 da Toscanini al teatro Lirico Internazionale di Milano.
Il trionfo berlinese dei Pagliacci, confermato dall'esito de I Medici, procura a Leoncavallo l'incarico, commissionato dall'imperatore Guglielmo II, di comporre un'opera celebrativa della dinastia degli Hohenzollern. Purtroppo né il fragile successo di Der Roland von Berlin, rappresentato nella capitale tedesca il 13 dicembre 1904, né Maià (Roma, Teatro Costanzi, 15 gennaio 1910), né Zingari (da Puškin, Londra, Hippodrome, 16 settembre 1912), né tantomeno Goffredo Mameli (Genova, "Carlo Felice", 27 aprile 1916) riescono a risollevare le sorti del compositore, che viene lentamente emarginato dal mondo dell'opera, con gravi ripercussioni anche sulle sue finanze.
Leoncavallo deve perciò rinunciare all'elevato stile di vita raggiunto negli anni di fama internazionale ed è costretto a vendere, nel 1916, la villa costruita nel 1906 a Brissago (in Svizzera), sua residenza già dagli anni Novanta. Considerato il suo talento di melodista e le sue capacità comiche, Leoncavallo ripiega sull'operetta, ottenendo diversi successi anche duraturi, tra cui Malbruk, presentata a Roma al Teatro Nazionale il 20 gennaio 1910, e La reginetta delle rose, data contemporaneamente al Costanzi di Roma e al Politeama "Giacosa" di Napoli il 24 giugno 1912.
Leoncavallo muore il 9 agosto 1919 a Montecatini, dove si reca negli ultimi anni della sua vita per curare i danni causati dal diabete.

Archivio

L'Archivio di Leoncavallo è collocato e catalogato presso la Biblioteca cantonale di Locarno. Sono a disposizione degli studiosi numerosi documenti, la cui sistematica esplorazione offre materiale interessante per i convegni scientifici che vi si svolgono dal 1991 e che hanno determinato una considerazione più sfaccettata e meno schematica della poliedrica personalità di Ruggero Leoncavallo.

Bibliografia

Bibliografia
G. Morelli, Quelle lor belle incognite borghesi. Sulla popolarità nazionale dell'opera lirica italiana, da "Rigoletto" alla "Fanciulla" attraverso "Cavalleria" – "Pagliacci", in L'Europa musicale, a cura di A. L. Bellina e G. Morelli, Firenze, 1988.
Ruggero Leoncavallo nel suo tempo, in Atti del I Convegno internazionale di studi su Ruggero Leoncavallo, Locarno, 1991, a cura di J. Maehder e L. Guiot,  Milano, 1993.
Nazionalismo e cosmopolitismo nell'opera fra '800 e '900, in Atti del III Convegno internazionale di studi su Ruggero Leoncavallo, Locarno, 1995, a cura di L. Guiot e J. Maehder, Milano, 1998.
M. Sirianni, Un paese all'opera. Arte, territorio e memoria etnografica a Montalto Uffugo. Genesi e storia de "I Pagliacci" di Ruggero Leoncavallo, Catanzaro, 2003.