Vittorio Gelmetti

(1926 - 1992)

Biografia

Vittorio Gelmetti

Vittorio Gelmetti

Vittorio Gelmetti (Milano, 25 aprile 1926 - Firenze, 5 febbraio 1992) trascorre l'infanzia a Bardolino presso i nonni, che lo avviano alla musica; il nonno, infatti, è flautista dilettante, mentre la nonna, formatasi alla scuola di danza del teatro Regio di Torino, è una ballerina. Grazie a loro Gelmetti assiste sin da bambino a opere di G. Meyerbeer, G. Donizetti, V. Bellini, G. Verdi, G. Bizet, potendo apprezzare cantanti quali B. Gigli e T. Dal Monte sotto la direzione di T. Serafin. Su consiglio del prozio C. Parente, direttore della banda municipale di Venezia, intraprende anche lo studio del pianoforte.
Alla morte del nonno (1938), Gelmetti raggiunge il padre (ufficiale di carriera) a Roma, e frequenta un istituto tecnico per geometri. Dopo la caduta del regime fascista si arruola nelle milizie della Repubblica di Salò. Nel 1945 comincia a esaminare criticamente le opinioni accolte in precedenza. A Roma segue la vita concertistica e si interessa alle avanguardie europee; a ventiquattro anni decide di dedicarsi solo alla musica e di mettere da parte il diploma di geometra. Studia quindi da autodidatta, prendendo A. von Webern, B. Bartók, A. Schönberg e I. Stravinskij come indiscutibili modelli di riferimento per il suo apprendistato. Nel frattempo, le difficili condizioni economiche della famiglia lo costringono a svolgere i lavori più vari.
Gelmetti debutta ufficialmente nel 1958 quando, dopo aver frequentato un corso di direzione d'orchestra all'Accademia chigiana di Siena, si presenta al pubblico con la composizione Musica per quattro archi. A questo periodo risale anche l'inizio della sua collaborazione come critico musicale con «Il Popolo» di Roma: con il primo articolo dedicato a Bartók, Gelmetti dichiara la sua passione per la musica contemporanea.
Dal 1959 al 1963 frequenta la Discoteca di Stato e il laboratorio di elettroacustica del Ministero delle poste e telecomunicazioni, si occupa di musica elettronica e giunge a comporre una delle sue opere più importanti: Treni d'onda a modulazione d'intensità (1963). In seguito, dopo aver abbandonato la musica elettronica pura, preferisce adottare nuove tecniche compositive quali il "collage musicale" (di origine dadaista e surrealista), la manipolazione di brani preesistenti e l'utilizzo di strumenti tradizionali.
Nel 1963 Gelmetti si avvicina al cinema: il cineasta e documentarista C. Di Carlo infatti lo presenta a M. Antonioni, alla ricerca di pagine di musiche d'avanguardia adatte al film Deserto rosso.
Insieme ai brani d'impronta romantica di G. Fusco (collaboratore abituale del regista), Antonioni inserisce nella colonna sonora del film anche le composizioni elettroniche di Gelmetti, che prolungano con finalità espressive i rumori delle raffinerie, delle macchine, delle navi.

Nel 1965 Gelmetti collabora con lo studio S2FM di Firenze e compone il collage Nous irons à Tahiti, e Intersezioni II e III - in memoriam di E. Varèse. Nel 1966 si dedica nuovamente al cinema, firmando le musiche del film A mosca cieca di R. Scavolini. Nel 1969 collabora con i fratelli Taviani per il film Sotto il segno dello scorpione, in cui costruisce un tempo musicale sospeso e indeterminato, attraverso l'impiego di un linguaggio musicale asciutto, articolato su pochi elementi sonori; compone una colonna sonora dai ritmi irregolari, in cui adotta la tecnica aleatoria nell'utilizzo di lunghe fasce sonore corali e orchestrali e alterna momenti di percussione violenta a stati di profondo silenzio. Sempre nel 1969 scrive le musiche per Sierra Maestra di A. Giannarelli; mentre nel 1970 per Il sasso in bocca di G. Ferrara. Nel 1984 compone, sempre per lo stesso regista, la colonna sonora di Cento giorni a Palermo, che però in fase di montaggio viene tagliata da Ferrara in modo da guadagnare la piena disapprovazione del compositore. Nonostante tutto per le musiche di Cento giorni a Palermo, Gelmetti vince il Premio Siae La colonna sonora per l'anno europeo della musica 1985.
Nel 1969 il compositore comincia a lavorare con il teatro: debutta a Palermo nel 1969 con La descrittione del Gran Paese, su testi di E. Sanguineti; per poi continuare a comporre musiche di scena per spettacoli teatrali, accompagnando al pianoforte e collaborando più volte con C. Bene e con T. Calenda presso il Teatro Stabile de L'Aquila.
Sempre nel 1969, ospite a Varsavia dello Studio sperimentale della Radio polacca, produce il collage L'opera abbandonata tace e volge la sua cavità verso l'esterno.
Nel 1990, nell'ambito del Festival 900 Musica di Trento, viene presentata la prima esecuzione di Guernica, composizione commissionatagli dal Theater des Augenblicks di Vienna. L'anno successivo, nel corso della manifestazione svoltasi a Trieste per il bicentenario mozartiano, la sua composizione Eine kleine K Musik (per pianoforte e nastro magnetico) viene scelta per rappresentare la musica contemporanea.
Alla composizione Gelmetti affianca sempre un'intensa attività didattica, critica e teorica: è docente al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, curatore di varie trasmissioni radiofoniche per la terza rete Rai, autore di libri e saggi teorici, redattore musicale della rivista d'avanguardia «Il Marcatré».
Spinto da sincera preoccupazione per il problema dell'educazione musicale, Gelmetti progetta e realizza un ciclo di programmi televisivi per la Rai, Tutto è musica, che integra con l'omonimo libro (1980). L'intero lavoro è guidato da una chiara idea di fondo: comunicare ai non addetti che la musica è un bene collettivo e da tutti fruibile. Nel 1984 pubblica il libro-intervista Nostalgia d'Europa.
Gelmetti muore a Firenze il 5 febbraio 1992.